sabato 29 gennaio 2011

Il brand manager in riunione

Sala riunioni, tavolo immenso, incontro inoltrato. Passo davanti a tutti svelto e disinvolto, dunque mi imbosco in fondo alla stanza. Dati molto poco edificanti di fronte ai miei occhi: trenta individui intorno al tavolo, dieci in stato letargico avanzato, cinque intenti a occuparsi dignitosamente delle proprie faccende al portatile, uno ascolta, uno parla, una dozzina gioca al tombolone.
Tombolone è uno dei passatempi più in voga per sopravvivere alle riunioni soporifere. E’ come la tombola, solo che al posto dei numeri ci sono le cazzate che sparano i managers. Chi indovina più cazzate dei managers vince comunemente un buono pasto per ogni partecipante al tombolone. La posta in gioco è alta.

"Siamo focalizzati sull’implementazione di sistemi in grado di rendere i processi sempre più efficienti, tutto in un ottica di sviluppo delle risorse bla, bla…"

Questo incipit garantisce almeno sette x sulla cartella di un qualsiasi giocatore non del tutto sprovveduto: focalizzati, implementazione, sistemi, processi, efficienti, sviluppo, risorse. Solo un principiante non si gioca queste carte facili. Ma per vincere, come in tutti i giochi, ci vuole l’esperienza. Il giocatore accorto valuta attentamente l’agenda della riunione, sa in anticipo di cosa si parlerà,  chi ne parlerà, quali sono gli stilemi preferiti da presentatore, i jolly dialettici, gli argomenti prediletti dai managers. 

Ecco allora che il giocatore esperto è in grado di infilare una serie positiva di dieci parole in un minuto, tanto da far sospettare la complicità col presentatore, disponibile, per pochi buoni pasto, a modificare la forma e perché no, il contenuto della sua presentazione.

Oggi non mi sono preparato la cartella per il tombolone. Il caldo del termosifone, la luce soffusa, il tono da ingegnere informatico del presentatore: cado inesorabilmente vittima di un profondo attacco di narcolessia. Di fronte a me San Matteo, con tanto di saio e barba lunga, mi scruta con fare severo e inopportunamente irrompe in quello che ha tutta l’aria di essere un pistolotto: avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio di lavoro all’estero, chiamò i suoi Brand Manager e consegnò loro i suoi beni. A uno diede una marca da cinquanta milioni di euro, a un altro una da venti, a un altro una marca conosciuta solo dalle massaie incallite di area 3 Nielsen (centro Italia + Sardegna), a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Un collega mi tocca la spalla. Che cazzo vuole? Mi hanno interpellato. Merda.

"Allora questa linea premium?! A che punto siamo col rilancio?"
"A un ottimo punto direi", prossimi quanto mai alla disfatta finale, "stiamo testando concetti davvero innovativi con risultati interessanti", siamo a una fase di irrimediabile stallo, "entro un paio di settimane al massimo presenteremo alla dirigenza un grande piano di rilancio", poi comincerò umilmente a cercare un nuovo mestiere mentre il mio successore accompagnerà per mano questa marca all’inesorabile deriva.

Terminata la riunione, torno alla mia scrivania. Cerco se c’è da qualche parte il mio curriculum da aggiornare.

2 commenti:

  1. Ciao!
    Non ho potuto fare a meno di notare il tuo commento su Bad Avenue: citi Schopenhauer, la tua argomentazione è in stile "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo" di Galileo e qua per presentarti usi il paradosso del mentitore di Ebuilide... c'è della filosofia dietro a tutto ciò o è una mia impressione? E' che non è così usuale trovare in questo ramo persone che citino anche solo una delle tre cose riportate... ahah.
    Complimenti insomma ;)

    E bel blog! Passerò a leggerlo...
    saluti
    giulia

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  2. Grazie Giulia, in effetti penso che l'unica sia prenderla con filosofia :)
    Allora ti aspetto sul blog!

    A presto
    Brando

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