venerdì 4 febbraio 2011

Il brand manager allo specchio

Riporto un bel pensiero non mio, ma che sento mio. E' un pensiero di qualche tempo fa, ma sempre attule.
Ringrazio Annamaria che lo ha postato come commento a "Il Brand Manager e il momento della verità".


Che cos'è il capitalismo.

Quando una domanda può avere risposte lunghe quanto un libro, o molti libri, forse vuol dire che la risposta non esiste. C'è un sacco di domande di questo tipo: non solo chi siamo, da dove veniamo e perché viviamo?, ma anche, ad esempio, che cos'è la felicità?, oppure perché si desidera qualcosa? Senza contare che chi ama passare dai minimi dettagli ai massimi sistemi può ragionevolmente sostenere che tutte le domande sono di questo tipo, perfino "quanto costano queste pere?" 

Che cos'è il capitalismo? è un'altra domanda con troppe risposte troppo lunghe. Anche perché è neppur tanto misteriosamente connessa con il vivere, con l'essere o non essere felici, con il desiderare, e perfino col prezzo delle pere.
Diciamo che il capitalismo è una forma di organizzazione economica e sociale in cui la soddisfazione di certi bisogni umani avviene attraverso lo scambio, e genera profitto. Ovviamente, nel momento in cui il fine è il profitto, e non la soddisfazione dei bisogni, questi ultimi verranno soddisfatti solo se e nella misura in cui farlo genera profitto. E quegli altri bisogni? Quelli che sono, ancora una volta neppur troppo misteriosamente, connessi con la felicità che non si sa cos'è, ma che la costituzione americana dichiara addirittura essere un diritto? Il bisogno di amare e di sentirsi amati, di essere liberi, di trovarsi in pace con se stessi, di avere uno scopo, e di sentirsi dire bravo, hai fatto la cosa giusta?

Beh, è un peccato sprecare dei bisogni potenti. Anche se, così come sono, non rendono niente. Ma basta suggerire che un certo bene, la cui produzione genera profitto, sarebbe in grado di soddisfare anche quei bisogni lì. E così un profumo, un abito, un cosmetico possono trasformarsi in una garanzia d'amore, e un'auto può essere presentata come un modo per conquistarsi la libertà, e il gusto pieno della vita si può trovare - paradossalmente - in un bicchiere d'amaro. Va detto che desiderare questi beni, e darsi da fare per procurarseli, è molto più facile che non cercare una soddisfazione più diretta dei bisogni che questi stessi beni stanno - anche se impropriamente - a significare. E va anche detto che il nostro modo di desiderare è comunque, come dice lo squisito Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti, piuttosto elementare: -Che cosa si desidera? Ciò che si vede tutti i giorni.-

Così, succede che magari smettiamo di desiderare la libertà e ci accontentiamo di desiderare un'auto. E succede che, non essendo certo obbligati a comprare merci - oibò, siamo adulti e nessuno può obbligarci a far nulla - ci capita di desiderarle per motivi impropri.

Quindi, una delle infinite risposte possibili alla domanda che cos'è il capitalismo potrebbe anche essere questa: che il capitalismo è una truffa dei nostri desideri.


1 commento:

  1. molto interessante e profondo

    non parlerei di truffa pero'... la truffa e' in generale eterodiretta..
    qui invece si ha pur sempre a che fare col libero arbitrio...

    in realta' e' come chi, guardando la bellezza del mondo dal finestrino di un treno, preferisce convincersi che tutto sommato il mondo e' il treno, da cui non puo' scendere, ed e' un mondo in fondo nemmeno tanto male..

    In questo, magistrale Frankie Hi NRG in "accendimi..."

    RispondiElimina