lunedì 18 aprile 2011

Il brand manager e i pagamenti

"Brando, ha chiamato Franco Porto dell'ufficio pagamenti, chiede se hai autorizzato quella richiesta di emissione ordine da sessantamila euro che ci ha girato un mese fa. Dice che non sa più cosa dire al fornitore che lo chiama di continuo."
"Asso, non è una priorità. Oggi e domani pensiamo alla presentazione, mercoledì e giovedì siamo ai gruppi tutto il giorno e venerdì è vacanza."
"Ok, ma che gli dico?"

Mi urta essere interpellato dal junior per questioni grigie e noiose, come pagamenti, autorizzazioni, schede da compilare, formalità, tecnicismi. Sono uno stratega di altissimo livello, io. La mia mente è tutta concentrata intorno alla comprensione dei mercati, delle dinamiche competitive, la psicologia umana, le ragioni ultime del commercio in quanto scambio di significati e valori, veicolati attraverso beni di largo consumo. Sono Napoleone che raccoglie vittorie un trimestre via l'altro, senza sosta, senza pietà per il nemico. Insomma, mi aspetto di essere interpellato da Asso per guidarlo ad affrontare problematiche di tutt’altro spessore rispetto al pagamento delle fatture.

"Asso, non autorizziamo per due principali ordini di ragioni. Il primo è che non abbiamo il tempo di farlo, il secondo, e più importante, è che siamo a corto di budget. Per cui fai una bella cosa: chiama l'agenzia eventi, digli che abbiamo avuto dei reclami sulle hostess da parte dei capi reparto di alcuni punti vendita e che non siamo abituati a lavorare così bla, bla (inventati due cazzate)... ma che comunque in passato ci siamo sempre trovati bene con loro, infatti li abbiamo consigliati anche al brand manager di Florios che vuole organizzare un evento nei prossimi mesi. L'unica cosa è che per quanto riguarda l'ultimo pagamento devono pazientare un attimo, che glielo facciamo a gennaio. Tutto chiaro?"
"Brando, ma mancano tre mesi a gennaio..."

La cosa che più non sopporto nell’essere interpellato da Asso solo per questioni burocratiche, sta nel fatto che ho l'impressione che lui sia perfettamente in grado di sbrigare da sè le faccende più precipuamente legate al marketing di questa marca. Questo ridimensiona il mio smisurato ego di brand manager e di Generale. Così non mi resta che dargli lezioni di pirataggio e bricconeria.




11 commenti:

  1. Qualsiasi lezione che dai ad Asso ti qualifica come "capo generoso".... ed è merce rara. Di questa tipologia, in oltre 10 anni di carriera ne ho incontrati solo 2.
    Ho anche stabilito questa inconfutabile relazione: più il capo è competente, preparato, aggiornato, professionalmente geniale, più è generoso dal punto di vista didattico e umano (ferie, permessi, ecc.). Invece più il capo è incompetente più sarà autoritario, stronzo, sfruttatore.
    Mi scuso per l' off-topic ;-)

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  2. Ora che mi ci fai pensare (sto pensando ai capi che ho incontrato) questa relazione è davvero inconfutabile!

    Ora vado io off topic: chissà se vale anche per le relazioni sentimentali...

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  3. La verità è che diventiamo inutilmente e sadicamente vessatori con il malcapitato junior di turno, così per sadismo.
    Lui che ha studiato "General Management" alla Bocconi, e che credeva di uscire di li in effetti General Manager dopo aver speso un sacco di soldi.... :)... Vuoi mettere vederlo emettere ordini di acquisto? Lì si che spende soldi... Mentre noi più o meno seniori ovviamente si che facciamo strategia, compilando power point incollando tabelle excel come Windows Enhanced Metafile, che in .bmp si incollano male.

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  4. Credo che sia un po' come coi genitori. Impari a fare il padre da tuo padre, e impari a fare il capo dai tuoi capi. Dovrebbero avere tutti l'opportunità di lavorare almeno una volta nella vita con un capo di spessore. Un visionario. Uno di quelli che riescono a farti vedere un senso. Uno carismatico, che sa farsi seguire. Anche un grande venditore, dopo tutto.
    Poi credo che tutti dovrebbero avere anche l'occasione di lavorare con capo inadeguato. Uno sfruttatore confuso, uno che non sa dove sta andando. Uno che non sa prendersi responsabilità. Uno che fa il gradasso fino a quando non si trova davanti a quelli più grossi.
    D'altra parte di padre se ne ha uno, mentre di capi... pure troppi.

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  5. Un po' come lo ying e lo yang, credo che nel nostro mestiere ci siano due "nature" fondamentali: il concreto e l'astratto (non voglio dire "visionario" perche' influenzerei il campione di sicuro).
    Se incrociamo queste due anime essenziali del nostro lavoro con il rapporto capo-riporto, credo venga fuori una matrice interessantissima da analizzare:
    1) voi dove vi posizionate (C o A?)
    2) detto questo: che capo pensate sia piu' fit con voi e che riporto pensate sia meglio per voi?

    da qui escono le N permutazioni possibili: da CCC a AAA, dove CCC praticamente e' un team che ha la creativita' di un paracarro e AAA sono un team di pericolosi evanescenti.

    Dopo anni da gestito e da gestore, io una mia idea me la sono maturata, su cio' che serve per me, e voi?

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  6. Prospettiva interessante ...
    Come per Ying e Yang s'intende che queste due nature, astratta e concreta, convivono in ogni individuo.
    Va poi da sè che gli eccessi non esaltano: l'estremamente concreto rischia di finalizzare banalità, mentre l'estremamente astratto rischia di non finalizzare un favoloso cacchio.

    Poi, in realtà, credo che al di là dell'attitudine naturale, l'azienda tenda a "stronzificare" l'astratto, riportandolo coi piedi per terra. Mentre, nella mia esperienza, è più difficile che avvenga il contrario, ossia non ho conosciuto super-concreti che abbiano imparato a volare alto, pur avendo magari dalla loro altre preziose doti professionali.

    L'azienda ha bisogno di concreti su ampia scala, ma anche di alcuni "natural born" astratti che hanno poi sviluppato concretezza sul business.

    Da qui la mia squadra ideale:
    C*-A-C
    C* - nasce astratto ma si è concretizzato negli anni.

    Dai Carlinhos, a sto punto dicci anche la tua formazione ideale!

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  7. Io voto per una CBC.
    Dove B me la sono creata da me.

    Gli A sono fuori moda.
    Col tempo ho realizzato che facciamo un lavoro di business management, drammaticamente realizzando che so fare bene solo i power point. Ed è inoltre tutto quello che mi serve...
    Ancora più vero se lavori in un'unità locale...

    Facciamo prodotti per cui ci piace parlare di innovazione, ma.....

    Netto, preferisco un team che faccia andare avanti le ose e faccia lavorare chi sa lavorare

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  8. ok, ma B per cosa sta?
    Burocrate? :)

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  9. B è un intermedio tra C e A, diciamo un cinico pragmatico che ogni tanto ha qualche lampo di genio...

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  10. Mi fa piacere che il tema abbia suscitato interesse..

    Diciamo che per un Junior entrambe le componenti sono essenziali: deve essere un po' A per motivarsi e vedere lontano per crescere, ma senza una parte C ben in evidenza non crescera' mai.

    Un livello intermedio deve essere A per motivare e guidare il team ma C per gestirlo al meglio e nel riporto ai suoi capi.

    Un direttore marketing non puo' non essere A, e deve avere un passato di C che lo fa sopravvivere con Amministratori delegati di estrazione diversa dal Mktg...

    Come vedi, l'analogia ying e yang non era infatti trovata a caso..

    Tutto sommato credo che la tua formazione, Brando, fatta da un A*, un A e un C funzionerebbe.. anche se forse preferirei un A* C A, dove il C e' in grado di gestire, motivare e fare lavorare bene un junior A che ha voglia di fare, vede le cose in un modo diverso e ha in piu' la forza e l'impeto dei 25 anni...

    Un junior fully "C" mi terrorizza un po'... per lui...

    Io saro' sempre dalla parte del talento... se e quando c'e'.. il pragmatismo si puo' insegnare (a volte sbattendoci il muso..) ma il talento no.

    Con questo detto.. e' tristemente vero il commento circa il sempre piu scarso gradimento per profili con una componente A molto marcata.. a tutti i livelli... il che combacia perfettamente con quello che arriva al consumatore...

    Un qualunque break pubblicitario di un qualunque serata italiana su qualunque canale vara' alla vostra esperienza piu' di ogni altra parola....

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  11. PS: mi piace particolarmente il termine "bricconeria"...

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