domenica 8 maggio 2011

Il brand manager e l'aperitivo

Il brand manager analizza, schematizza, progetta, pianifica e infine misura i risultati. Le persone normali no. Ma le persone sono diverse dai brand manager. Sono l'altra metà complementare. Anche se a volte le due metà, quella umana e quella multinazionalizzata, si contaminano a vicenda...

E' possibile vedere una persona che usa un termine inglese in maniera apparentemente gratuita, magari perché in quel momento non gli sovviene l'equivalente italiano. Oppure è possibile vedere un brand manager scegliere un abbinamento di colori senza fare una ricerca di mercato, magari perché ha finito il budget di ricerca.

Quel che è certo è che le contaminazioni fra le due metà sono pericolose, e rischiano facilmente di sfociare nel patetico. Chi sta con un brand manager lo sa. Provate a portare il vostro partner marketeer ad un'aperitivo con della gente normale, non contaminata, e vi renderete conto del perché.

Il brand manager degenere cerca di traghettare ogni argomento di conversazione nel grande calderone di "marketing e comunicazione". Non c'è più la politica, il calcio, il cinema, ma solo la loro commercializzazione, promozione, vendita, branding, visibility, strategy e chi s'è visto s'è visto... lo sentirete parlare di infallibili schemi di approccio seduttivo, architettare organiche classificazioni dei cocktail in base naming, kpi per l'associazione delle tartine al drink, matrici per la preparazione della pasta all'amatriciana in base alla disponibilità e qualità degli ingredienti.

Tutto questo sembra pericolosamente normale nella mente del marketeer che tende, per qualche oscura ragione, a marketizzare il mondo. Immaginate se tutti facessero così. Il medico, l'avvocato, l'ingegnere... semplicemente nessuno andrebbe più agli aperitivi.

Ma a proposito di marketizzazione degli aperitivi... questo video è ormai un classico. Da vedere!

13 commenti:

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  2. Il meraviglioso Walter Fontanta ha colto tutto nella frase:

    "Questa bistecca è... non mi viene il termine in Italiano"
    "prova a dirlo in inglese"
    "good"

    Certi libri non si possono dimenticare:
    http://www.dizeta.me/news/la-bibbia-di-chi-fa-comunicazione

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  3. Sante parole, Dizeta, sante parole.

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  4. giusto per spirito di discussione.. un'altro modo di guardare alla cosa potrebbe essere chiedersi "cosa rimane, di tutti i possibili argomenti da aperitivo che hai menzionato, di totalmente estraneo a logiche di marketing (o meglio, verrebbe da dire, di branding e posizionamento).."

    Fateci caso...
    Tu citavi Politica, Calcio e Cinema. Ma aggiungendo anche Televisione, Cultura e societa', Viaggi e Vacanze, Sesso/relazioni, Motori, Moda, etc etc..
    faccio fatica a trovare molti temi che escludono qualche influenza dei nostri "ferri del mestiere".. Soprattutto se li contestualizziamo all'occasione di consumo "aperitivo milanese"... dove non solo il livello della conversazione, ma la stragrande maggioranza della profodnita' delle relazioni, non solo agite, ma anche desiderate, sono gestite esse stesse con logiche di Self-branding.. (i.e: "le dico questa cosa, cosi pensera' questo di me"; "bevo questo cocktail e/o mi metto questa scarpa, cosi' lei pensera' questo di me").

    Chioserei con Paolo Conte: "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"

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  5. Io solo aperitivi rilassati a base di gin tonic, battute leggere e programmi mangerecci per la cena.

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  6. Dizeta,
    tu citi il Kotler del Real Marketing insieme a Scott Adams per quanto mi riguarda.

    Carlinhos,
    cosa rimane? Bella domanda. Se tutto è merce, tutto si presta a essere portato al mercato, dunque tutto si presta alle logiche di marketing. Noi stessi siamo merce quando ci chiama l'headhunter, che tecnicamente è uno che parla coi prodotti che vende. Io poi, volevo svolgere un'attività che non contemplasse il guadagnare o spendere soldi, e sono finito a scrivere un blog... sul marketing. A questo punto parlare di deformazione professionale mi pare un po' sottovalutare la portata del tema.

    LaCò,
    ne deduco che non sei mai stata morsa da un marketeer sotto la luna piena?

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  7. VIVA MILANO...e i suoi ape...

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  8. Brando,
    portando il ragionamento alle estreme conseguenze, avevo, una sera di chiacchiere con cari amici, teorizzato due categorie essenziali: le societa' dell'esperienza e le societa' della vendita.
    La prima si sostanzia in un concetto "esisto perche' sono" e la seconda in uno tipo "esisto perche' ho/posso"
    Le due sono ovviamente incompatibili.
    Ad esempio, nelle prime l'anziano e' in posizoni verticistiche della societa', in quanto ha piu' esperienza da cui deriva onore e autorita', mentre nella seconda e' emarginato perche' ha meno potere (di spesa, di influenza etc etc.).
    Spiace verificare che il primo modello (decisamente piu' valoriale) soggiace inevitabilmente al secondo, nettamente vincente nel mondo occidentale e suoi derivati (BRICs,etc)
    Al margine, la riflessione e' circa la sostenibilita' di breve e di medio del modello "commerciale"..sicuramente piu' forte e piu' in grado di generare progresso e benesere, ma la cui parabola politica, economica e sociale penso sia sotto gli occhi di tutti...

    Forse sono andato fuori argomento.. ma secondo il modello Myers-Briggs io sono un "conceptualizer".. per cui.. e' piu forte di me.. :o) e' il mio DNA..

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  9. Ho così tanti segni di morsi di markettari (preferisco questo appellativo meno chic ma più puntale) che oramai sono mitridizzata ma non abbastanza per non rimanere sbigottita davanti all'affermazione "esisto perché sono".

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  10. Carlinhos,
    penso che mi sparerò anch'io il test Myers-Briggs, nel frattempo giungo alle tue medesime conclusioni. La grande domanda è "cosa verrà dopo?" ma soprattutto cosa faremo noi markettari...

    LaCò,
    non temere, anche i markettari si sono mitridATizzati di fronte alle imprecisioni degli account :)

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  11. caro Brando:
    1) MBTI: te lo consiglio vivamente: in molti casi (non solo il mio) l'ho trovato di una precisione stupefacente.
    2) essendo sin da bimbi immersi nella "societa' della vendita", e da generazioni lontani dalla "societa' del valore", nello specifico del nostro lavoro credo siamo artefici delle nostre sventure... non vedo soluzioni massimaliste (sempre che qualcuno le voglia) ma sano pragmatismo nel cercare ambiti e angoli della nostra vita dove zappettare un orticello di valori e emozioni "vere", se possibile.
    3)ti ringrazio per avermi sollevato dal rispondere al commento precedente, che mi rimembrava di saggi, lune e dita; o di buoi e di asini forse. L'hai fatto con una ironia lieve che purtroppo mi manca e ti invidio, quindi, meglio cosi. Ti ringrazio

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  12. Il mondo è bello perchè imperfetto.

    Grazie per aver corretto il mio errore, come ho sempre pensato senza un marketeer dall'altra parte del mio mac non avrei ragione di vita.

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  13. senza un marketeer dall'altra parte, forse no navresti il Mac... :o)))

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