mercoledì 8 giugno 2011

Il brand manager e il cinema

5 commenti:

  1. Come trovi tu i parallelismi con il marketing...proprio nessuno. Molto suggestivo l'accostamento con il cinema, mi ha davvero colpito. Ma se posso, timidamente, mi piace pensare che qualcosa che hai scritto non sia del tutto corretto: "Il marketing racconta storie per farci aprire il portafoglio, per farsi preferire, amare.". Mi piace pensare (e giuro che mi piacerebbe lavorare in questo senso...) che la frase debba essere al contrario, ovvero: Il marketing racconta storie per farcsi amare, per farsi preferire e quindi per farci aprire il portafoglio. Detta così mi da un briciolo di speranza in più. La speranza che, un domani, possano esistere marche che non siano solo e soltanto specchietti per allodole, e che le conversazioni che vorranno instaurare siano vere e genuine e non fintamente "2.0".

    Edo

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  2. Che dirti Edo, forse è giusto che l'uomo di marketing e l'uomo di comunicazione abbiano due approcci diversi alla cosa. L'uno dal portafoglio all'amore e l'altro viceversa. In fondo sono due prospettive diverse sulla stessa cosa, no?

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  3. Ma sempre per il portafoglio passiamo.

    Sono ontologicamente cinica.

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  4. che vuoi farci LaCò? Anch'io sono un po' cinico. Le aziende esistono per fare profitto alla fine (o all'inizio a seconda dei punti di vista).

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  5. Tirando le somme, direi che hai ragione e a tal proposito cito una definizione che mi diede anni fa in Uni un tipo che la sapeva lunga:

    Una bella definizione di marketing: trasformare la comprensione dei fatti umani in risultati di business.
    Una bella definizione di comunicazione: trasformare le informazioni e le abilità del marketing in idee che incontrino la vita vera delle persone.
    La comunicazione non è il marketing e il marketing non è la comunicazione, ma uno senza l’altra, cascano per terra

    Edo

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