mercoledì 22 giugno 2011

Il brand manager e la masturbazione

Si scrive FAKE, si legge /masturbatˈtsjone/. Il FAKE è una pratica auto-erotica che consiste nel cimentarsi in virtuosi esercizi creativi fini a sé stessi, senza peraltro che nessuno li abbia mai richiesti. Il FAKE è una pratica che coinvolge pubblicitari di tutte le età e di entrambi i sessi, art e copy, e per giunta gli account: "Senti Brando i creativi hanno avuto questa idea geniale con cui andremo a vincere a Cannes. Avremmo bisogno della vostra autorizzazione per l'utilizzo del marchio, per i costi non ti preoccupare, pensa a tutto l'agenzia".

Alcuni creativi praticano i FAKE occasionalmente, quando si sentono un po' soli, più per noia che per altro, o a limite per divertimento. Ma altri ne fanno una vera e propria ossessione: questi sono i cosìddetti compulsivi. In questo caso il FAKE non manca di avere effetti anche gravi sul piano psicologico del compulsivo. Infatti l'immaginazione ricopre un ruolo chiave nella pratica del FAKE, e il compulsivo rischia di auto-convincersi di essere effettivamente un fenomeno a letto, perdendo completamente di vista il suo stato di pipparolo patologico.

Alcuni malati sono addirittura convinti che il FAKE possa aiutarli a farsi una reputazione presso i clienti. Un po' come se le pippe sui giornaletti potessero aiutare l'adolescente brufoloso a fare sesso vero con una bella biondona da Playboy.  Ti piacerebbe eh!? Si tratta di casi gravi. I poveretti dimenticano che il FAKE è masturbazione, quindi fatta dai creativi per i creativi stessi, e difficilmente raggiungono i clienti.

Poi comunque la maggior parte dei clienti non capisce i FAKE (ebbene sì). Alcuni non li capiscono, ma simulano: "Si, dai, sono quelle foto belle con il logo e una scrittina piccola in basso a destra". Ci sono anche clienti che capiscono i FAKE (magari con un aiutino) ma sono convinti che i consumatori non li capiranno mai. Infine, può capitare raramente che un cliente apprezzi l'esercizio del FAKE. In questo caso gli dà comunemente la stessa rilevanza che si dà a una vignetta divertente: "Ah-ah! Carino. Punto."

Questa è la dura realtà sui FAKE. Masturbatori incalliti che si divertono un mondo fra di loro nella totale assenza del partner (committente) ma avvalendosi di un attraente simulacro (la marca).

9 commenti:

  1. I fake sono il contentino del reparto creativo schiacciato fra cliente, che gioca a fare il piccolo art director e i direttori creativi che assomigliano sempre più ad un incrocio inquietante fra Briatore e un maudit.
    In questo scenario apocalittico non rimane che chiudersi nel proprio merabilgioso mondo a disegnare.

    PS strepitoso post.

    RispondiElimina
  2. Ho lavorato in diverse agenzie, tra cui una internazionale che grazie addddio, tra mille difetti non ha quella di produrre fake.

    Se qualcuno fosse venuto da me, nel delirio di gare, new business e letame quotidiano da spalare, a chiedermi di perdere tempo, e sottolineo perdere tempo, a fare un fake, lo avrei mandato a cagare... account, dc, ad... chiunque.

    RispondiElimina
  3. In sintesi, la realtà è un'illusione, figuriamoci l'illusione.

    RispondiElimina
  4. Penso che il prete aveva ragione sugli effetti della masturbazione. Anche se portava gli occhiali.

    RispondiElimina
  5. giovanni pagano26 giugno 2011 23:30

    caro brando

    sono un creativo
    e trovo che tu abbia totalmente ragione

    e poi cercare di vincere premi con campagne vere è molto più stimolante
    perchè molto più difficile
    insomma se uno è davvero bravo perchè prendere le scorciatoie?

    nota che è vero che anche quest'anno a cannes c'erano un sacco di fake
    ma vuoi fare un confronto con le campagne vere
    con volkswagen "force"
    con i vari axe di tutto il mondo
    con old spice
    con le campagne toste che hanno davvero fatto il successo di un brand?

    però ho una notizia per te
    brando
    questi pippomani hanno bisogno della tua mano per godere
    perchè se quando ti chiamano pietendo il tuo brand per i loro giochini
    tu gli rifilassi il calcio in culo che meritano
    li evireresti

    invece qualche tuo collega partecipa festante alla sega
    e regala loro gtanta soddisfazione
    è successo anche quest'anno a cannes
    l'italia ha vinto un argento fake nella stampa
    eppure qualcuno deve avergli permesso di usare il suo brand
    o no?

    diciamo così
    sicuramente fra i creativi c'è qualche pervertito
    ma nelle aziende c'è qualche divertito

    giovanni pagano

    RispondiElimina
  6. Alla fine ci si rincorre, ma tantè.
    Il fake prescinde da un cliente e quindi è qualcosa di "altro": è qualcos'altro rispetto alla pubblicità, creata dallo lo scontro tra le due realtà che formano il nostro universo: l'agenzia e il cliente.
    Ma ho sempre visto il "Fake" come l'urlo disperato del creativo: "SI PUO' FARE DI MEGLIO!!!! VI PREGO!!!!".
    E, a mio parere, ogni tanto sono comunicazioni che fanno bene...

    RispondiElimina
  7. Tutti pubblicitari pentiti in questo blog?
    Fare fake cari colleghi è fare pubblicità
    non ve lo avevano mai detto?

    Site diventati grandi
    pensando sempre di vederci bene?

    RispondiElimina
  8. Giusto, Anonimo.
    Passami gli occhiali
    che qui scrivono troppo in piccolo.

    RispondiElimina