lunedì 29 agosto 2011

Il brand manager e i 7 sensi

AMSA – Milano, il week end appena trascorso registra il più alto tasso di suicidi fra i brand manager di tutto il 2011. Come di consueto il rientro dalle ferie non è stato clemente coi responsabili di marca. I più coraggiosi si sono spinti a varcare la soglia dell'ufficio la scorsa settimana prima di propendere per l'incauto gesto, mentre altri non hanno superato il trauma della coda di domenica al casello di Melegnano.

L'estate è una breve parentesi in cui si riprende il contatto con la realtà. Il brand manager recupera una relazione col suo corpo, intorpidito da un lungo anno di power point, e si riappropria dei sensi che ne fanno un leader nato e un visionario della madonna:

1. vista (long term vision): intanto esiste un orizzonte che va oltre i 50cm che ci separano dallo schermo del PC.
2. tatto (people management): se ti accorgi che la lattina di coca-cola in spiaggia è tiepida, e ne chiedi una più fresca, non è una negoziazione, è una semplice richiesta. Se sarai cortese otterrai facilmente quello che desideri. Va tutto bene, stai tranquillo, non sei a lavoro.
3. udito (quello che si fa con le orecchie): non sempre serve parlare. A volte può essere più interessante ascoltare. Specie quando gli altri conducono una vita molto più interessante della tua.
4. olfatto (fiuto per il business): una sera realizzi che per ogni nuova iniziativa di un italiano (ennesima indifferenziata società di consulenza di qualcosa di cui nessuno sentiva l'esigenza) ci sono 9 iniziative imprenditoriali di stranieri registrate alla Camera di Commercio di Milano (molte nella ristorazione) la maggior parte delle quali è destinata ad avere più fortuna.
5. gusto (o per lo meno un minimo di buon gusto...): la sera a cena con gli amici il brand manager interrogato se la pubblicità alla TV sia sua responsabilità, nega anche di fronte all'evidenza.

Poi alcuni brand manager aggiungono una dote che non a tutti è dato sviluppare, poiché prerogativa solo di pochi: l'intuito. Il cosìddetto sesto senso è quello che può veramente fare la differenza fra un professionista completo e un fuoriclasse. Chi è provvisto del “sesto senso” ha un grande vantaggio rispetto ai suoi pari, perchè vede cose che gli altri non vedono, un po' come il bambino dell'omonimo film con Bruce Willis.

Ma ciò che rende più duro il rientro dalle vacanze, dopo il confronto col mondo reale, è soprattutto il riappropriarsi di un senso che per tutto l'anno viene sopito dalla fretta, dalle scadenze, dagli avanzamenti di carriera, dall'uscita delle quote di mercato. Si tratta del settimo senso: il senso del ridicolo.


Solo una grande storia può salvarci
Comunque ben tornati e in bocca al lupo per le quote
Brando

4 commenti:

  1. Bentornato Brando. Mi sei mancato.
    Io sono tra i coraggiosi che erano qua la scorsa settimana, in questa Milano tropicale. Per superare lo SHOCK da rientro ho dovuto già prenotare una nuova vacanza.
    Dimenticavo. Oggi esce P8 ed è cut-off.

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  2. la release di P8 oggi non ci voleva! mi ero dimenticato di dover giustificare le quote

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  3. Caro amico Brando attualmente mi trovo a lavorare "sul campo di battaglia", come commerciale intendo, lì dove molti Brand/Product M vorrebbero essere (anche se i più lo temono...scontrarsi muro contro muro con la realtà del retail, dove ci si sporca le mani di "marrone", risveglierebbe dal torpore Power Pointtiano in molti - come svegliare un sonnambulo con una tromba)... ho una domanda: ma al trauma del rientro post-ferie, post-ore di piacevoli chiacchierate con "i non clienti" e di Telefono spento, chi ci pensa? ... quando facevo il JPdtM qst non le avrei capite! Inoltre (consiglio) pensi anhe tu come molti HR che per un Mktg manager sia fondamentale un'esperienza nel commerciale? saluti. Fabian

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  4. maledetto P8! e' peggio di una loggia massonica...

    Ciao Fabian,
    io personalmente, come anche qualche HR, penso che i percorsi standard non sempre esplodono al meglio il potenziale di una persona. Penso che per ognuno ci sia un percorso di crescita professionale, e penso che sia diverso per ciascuno.

    Certamente l'esperieza interfunzionale può completare un profilo, ma penso che ci siano diversi tipi di esperienze, in diverse funzioni, con diverse durate e a diversi livelli di carriera. Le imposizioni non funzionano, vengono vissute male dalle persone e spingono a cercare opportunità altrove.

    Il mio personale consiglio è quello di creare il proprio percorso prima di tutto conoscendo sè stessi, e poi avvalendosi dei consigli dei più "senior", ma mai delegare il disegno del proprio percorso professionale a un azienda. Ci sono aziende più orientate alle persone e altre meno, ma alla fine le aziende fanno i comodi delle aziende.

    un caro saluto
    Brando

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