mercoledì 31 agosto 2011

Il brand manager e lo Chef Tony

Miracle Blade III, la serie perfetta. Chi non ricorda questo celebre set di coltelli da cucina? Chi non li ha acquistati li ha almeno certamente potuti osservare dal vivo a casa di un amico o del vicino, perchè i Miracle Blade erano dovunque.

Cosa c'è di strano? Niente, tranne il fatto che i Miracle Blade non furono mai venduti in alcun punto vendita. L'unico modo per acquistare i Miracle Blade era chiamare il numero in sovraipressione di una comunicazione telepromozionale della durata di qualche minuto realizzata con un budget di produzione a dir poco modesto e con una pianificazione media che prevedeva solo reti TV locali.

Se qualcuno ricorda ancora quando guardavamo la TV, le telepromozioni erano quelle comunicazioni aberranti in cui un individuo, più o meno legato al mondo del prodotto, tesseva le lodi di un qualche arnese cercando poi di vendercelo ad un prezzo più che altro simbolico rispetto al valore appena mostrato. Si cambiava canale dopo circa 3 secondi, non appena inquadrato il genere.

Ma non nel caso della telepromozione di Miracle Blade, che esercitava un effetto calamita sullo spettatore impantofolato. A brandire le lame scintillanti della serie perfetta c'erano le abili mani di una delle più grandi trovate pubblicitarie di quegli anni: lo Chef Tony.



Tony era un cuoco, ci piace pensare italo-americano (ma chi può dirlo?), simpatico e coinvolgente, che coi coltelli faceva davvero miracoli. Le sue performance di taglio e sminuzzamento sapevano esercitare un vero e proprio effetto ipnotico sullo spettatore, che restava affascinato a osservare l'incredibile azione della “sfera di controllo acu-grip”, del “coltello per disossare” e di altre irresistibili trovate come il taglio della lattina congelata, l'affettamento del tagliere di legno e la limatura del martello d'acciaio.

Chissà se lo Chef Tony fosse arrivato solo qualche anno dopo, se non sarebbe stato anche un fenomeno virale. Alcune voci vogliono che l'ipnotico chef ci abbia lasciato, ma a noi piace ricordarlo sempre così:

lunedì 29 agosto 2011

Il brand manager e i 7 sensi

AMSA – Milano, il week end appena trascorso registra il più alto tasso di suicidi fra i brand manager di tutto il 2011. Come di consueto il rientro dalle ferie non è stato clemente coi responsabili di marca. I più coraggiosi si sono spinti a varcare la soglia dell'ufficio la scorsa settimana prima di propendere per l'incauto gesto, mentre altri non hanno superato il trauma della coda di domenica al casello di Melegnano.

L'estate è una breve parentesi in cui si riprende il contatto con la realtà. Il brand manager recupera una relazione col suo corpo, intorpidito da un lungo anno di power point, e si riappropria dei sensi che ne fanno un leader nato e un visionario della madonna:

1. vista (long term vision): intanto esiste un orizzonte che va oltre i 50cm che ci separano dallo schermo del PC.
2. tatto (people management): se ti accorgi che la lattina di coca-cola in spiaggia è tiepida, e ne chiedi una più fresca, non è una negoziazione, è una semplice richiesta. Se sarai cortese otterrai facilmente quello che desideri. Va tutto bene, stai tranquillo, non sei a lavoro.
3. udito (quello che si fa con le orecchie): non sempre serve parlare. A volte può essere più interessante ascoltare. Specie quando gli altri conducono una vita molto più interessante della tua.
4. olfatto (fiuto per il business): una sera realizzi che per ogni nuova iniziativa di un italiano (ennesima indifferenziata società di consulenza di qualcosa di cui nessuno sentiva l'esigenza) ci sono 9 iniziative imprenditoriali di stranieri registrate alla Camera di Commercio di Milano (molte nella ristorazione) la maggior parte delle quali è destinata ad avere più fortuna.
5. gusto (o per lo meno un minimo di buon gusto...): la sera a cena con gli amici il brand manager interrogato se la pubblicità alla TV sia sua responsabilità, nega anche di fronte all'evidenza.

Poi alcuni brand manager aggiungono una dote che non a tutti è dato sviluppare, poiché prerogativa solo di pochi: l'intuito. Il cosìddetto sesto senso è quello che può veramente fare la differenza fra un professionista completo e un fuoriclasse. Chi è provvisto del “sesto senso” ha un grande vantaggio rispetto ai suoi pari, perchè vede cose che gli altri non vedono, un po' come il bambino dell'omonimo film con Bruce Willis.

Ma ciò che rende più duro il rientro dalle vacanze, dopo il confronto col mondo reale, è soprattutto il riappropriarsi di un senso che per tutto l'anno viene sopito dalla fretta, dalle scadenze, dagli avanzamenti di carriera, dall'uscita delle quote di mercato. Si tratta del settimo senso: il senso del ridicolo.


Solo una grande storia può salvarci
Comunque ben tornati e in bocca al lupo per le quote
Brando