mercoledì 4 gennaio 2012

Il brand manager e le navi scuola

Come si diventa brand manager? Dalle sofisticate statistiche di brandomanago emerge una certa insana curiosità per l’argomento. Tuttavia, ad oggi il blog non fornisce ancora una risposta esaustiva. In primo luogo perché una risposta univoca non esiste, e poi perché sono stato troppo impegnato a dissuadere i lettori incontaminati anche solo dal concepire di voler intraprendere questo spregevole mestiere dalle logiche grette e spietate.

Per cominciare ci sono alcune aziende che chiameremo “navi scuola”, che sono ritenute da molti vere e proprie università del marketing. Iniziare a lavorare presso una di queste realtà significa per un neolaureato, pur se completamente inesperto, poter acquisire in pochi anni competenze altamente spendibili nel mercato delle professioni. Si parte da assistant, in due-tre anni si diventa brand manager (responsabile di un brand) e in altri tre-cinque anni si può essere promossi a marketing manager (per un’idea sulle retribuzioni di queste posizioni rimando a http://brandomanago.blogspot.com/2011/05/il-brand-manager-e-lo-stipendio.html). Ma cosa chiedono in cambio queste aziende ai neolaureati? Ambizione, brillanti curricula di studi, possibilmente con esperienze all’estero, una forte motivazione alla carriera, flessibilità rispetto ai trasferimenti internazionali e interfunzionali, disponibilità a sopportare livelli di stress e orari di lavoro piuttosto impegnativi e a volte totalizzanti in ambienti competitivi.

Chi sono le navi scuola? Sono una dozzina di multinazionali, soprattutto straniere ma non solo, che operano per lo più nel largo consumo. Si tratta di realtà come Procter & Gamble, Unilever, Henkel, Barilla, L’Oréal e altre ancora. Queste realtà puntano continuamente a selezionare i migliori talenti per inserirli in percorsi di carriera rapidi e sfidanti che prevedono sin da subito responsabilità, riconoscimenti e formazione in linea con le migliori aspettative di un neolaureato.

Per favorire la conoscenza di questi centri d’eccellenza, a partire dalla prossima settimana pubblicherò settimanalmente la presentazione di una nave scuola su brandomanago. Il blog diventerà uno spazio per far incontrare chi è interessato ad avere informazioni sulle migliori scuole di marketing con chi le può fornire per esperienza diretta, sperimentando una forma di crowdsourcing volonario: i lettori saranno chiamati a raccontare la loro esperienza a partire da 3 domande standard uguali per tutte le aziende per fornire agli interessati informazioni preziose in merito ai loro futuri orientamenti professionali.

Poiché l’intento è costruttivo, ed è precisamente quello di fornire trasparenza a coloro (laureandi o neo-laureati) che si trovano in una posizione di clamoroso svantaggio informativo rispetto alle aziende presso cui desiderano candidarsi, provvederò a bannare tutti quei commenti che arbitrariamente riterrò falsi e lesivi della reputazione di un’azienda, e pertanto non pertinenti con la finalità dell’iniziativa.

Ma quale sarà lunedì prossimo la prima nave scuola?
Clicca i link qui sotto per scoprire le navi scuola:

15 commenti:

  1. ma non ne manca qualche azienda fra quelle sopra? Dai, se vogliamo parlare delle migliori aziende di marketing io ci metterei anche almeno anche coca cola, fater, johnson wax, kellogs...

    markettaro

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  2. Per me già queste sono troppe, le italiane padronali le dovevi prprio mettere?

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  3. Le vere aziende dove si impara marketing seriamente sono P&G HQ, Fater, Barilla, Danone, Unilever, Nestlè

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  4. 8 years in marketing5 gennaio 2012 19:43

    premesso che queste aziende rappresentano una ristretta cerchia ed escludono altri ambiti altrettanto se non più interessanti del largo consumo per un neolaureato oggi, come il digital marketing, è vero che siamo abituati a pensarle come le scuole della disciplina. Poi non starei a sottilizzare se più Barilla o meno Henkel. Molto dipende dai progetti e dalle persone che si ha la fortuna o sfortuna di incontare... ma soprattutto dipende da ciascuno saper assorbire il massimo da un'esperienza. Comunque idea interessante, passerò di qua a vedere cosa si dice della mia azienda.

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  5. Il digital marketing sarà anche il futuro e sarà anche un ambito interessante per chi fa marketing ma intanto mi pare che siano aziende come google a fare sourcing di profili orientati al business dal largo consumo e non vice-versa, almeno ad oggi...

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  6. Sì, ma perchè lavorare in google è sostanzialmente account management: chi meglio di qualcuno del largo consumo? :)
    Detto questo, il digital sta davvero esplodendo, in UK ci sono migliaia di vacancy.
    Comunque Fater è 1 branca di P&G quindi è superfluo citarla. Quanto a CP, Henkel, Beiersdorf ecc sono piuttosto dubbioso: fanno volantini e traduzioni

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  7. Dubbioso io...5 gennaio 2012 23:16

    Sì, o se vuoi in p&g si passano due anni da assistant su un progetto per cambiare il tappo a un detersivo "sensoriale" quando poi l'intero processo durerà 10 anni, e la distanza dal business dei fatturati è siderale ... ma pazienza, era solo per fare un esempio per dire che anche io sono dubbioso sulla strutturazione dei processi portata all'eccesso.

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  8. Si forse più che tra nomi di aziende farei una distinzione:
    - aziende con approccio local o HQ, dove effettivamente si lavora su tutte le leve e si vede i progetti in maniera completa (anche se magari come ABM non si gestiscono tutti)
    - aziende con forte centralizzazione, dove le local BU sostanzialmente fanno implementazione delle attività e lancio di prodotti già sviluppati, questo tipo di esperienza non ti permette di vedere e fare marketing a 360°

    Detto ciò la fortuna ti ottenere progetti interessanti e lavorare in team competenti e volenterosi di far crescere le persone fa tutto il resto in maniera significativa

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  9. mi fa piacere che l'argomento raccolga già qualche interesse. Vi chiederei magari 2 cose per i prossimi post:
    1) se potete firmarvi anche solo con un nick. Giusto per dare un senso alla discussione, sennò sembra che ci sia solo un "anonimo" schizzato che si fa le domande e si da le risposte.
    2) se volete esprimervi nel dettaglio di una specifica azienda sarebbe ideale che ci lavoraste o che ci aveste lavorato (non credo che in colgate si facciano solo brochure e traduzione di etichette, come non credo che in p&g ci sia un uso così miope delle risorse). Questo contribuirà ad offrire informazioni di qualità. Mentre ognuno può sentirsi libero di fare domande (meglio con un Nick).

    p.s. l'ultima osservazione qui sopra di "anonimo" (...) è molto sensata. Sarà interessante, di volta in volta, capire se ci troviamo di fronte ad aziende con un certo livello di autonomia decisionale e accesso alle leve di marketing, o a business units "d'implementazone/adattamento". Di solito è difficile saperlo prima di iniziare un rapporto di lavoro (o di stage), specie con aziende del secondo tipo.

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  10. Ciao Brando,
    molto interessante (e divertente) il tuo blog ;)
    Visto che sei entrato nell'argomento "navi scuola", giro a te e agli altri "insider" alcune curiosità da studente:
    -a livello geografico quali sono le città italiane più "markettare" (direi grossolanamente: Milano, Roma, Parma; ?)
    -il marketing di Unilever e Procter è ancora diviso tra Milano e Roma?
    -a livello di un'ipotetica "logistica degli uffici marketing" perchè alcune aziende scelgono di tenerli in determinate città? (penso ad esempio ai prodotti professionali di L'oreal)
    Buon lavoro a tutti :)

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  11. Ciao Lupetto,
    mi fa piacere l’apprezzamento. Sulle tue domande ti do il mio punto di vista, poi magari altri integreranno:
    1)a livello di mera concentrazione numerica Milano è la città regina per il marketing FMCG, segue Roma e terza l’area di Torino.
    2)Per quanto ne so Unilever ha due innovation center nell’area di Milano, mentre Gillette di P&G ormai è su Roma con il resto del marketing.
    3)O sono padronali o considerano periodicamente di spostarsi a Roma/Milano.
    Un saluto e a presto
    Brando

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  12. Penso che nel selezionare le 'navi scuola' si dovrebbe tenere in grande conto anche l'impostazione che ha l'azienda in termini di organizzazione del lavoro e di gestione del personale. Che senso ha conquistarsi uno stage e/o una collaborazione se poi una donna viene mandata via quando aspetta un figlio? So ad esempio che Vodafone ha una speciale attenzione anche a questi aspetti.

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  13. Ciao a tutti, complimenti per il blog! Vorrei porvi una domanda e sentire un po' i vostri consigli. Ora sono prossimo alla laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie ad indirizzo gestionale, ho quindi fatto esami di microeconomia, economia politica, gestione d'impresa agroalimentare e marketing. Il mio sogno sarebbe trovar lavoro in una multinazionale del settore agroalimentare, non importa dove, sono disponibile anche a trasferirmi all'estero. Qualcuno mi ha suggerito di fare un master in Marketing finiti gli studi, perchè dicono che che con la mia laurea non mi prenderanno mai nell'agroalimentare. Io sinceramente sarei proprenso a trovar lavoro in questo settore e quindi iniziare a fare esperienza sul campo,
    poi fra 5 anni investire dei soldi facendo un MBA all'estero. Voi cosa dite, devo proprio fare un master in marketing adesso o ce la potrò fare benissimo a trovare un impiego nell'agroalimentare anche senza master?
    Spero mi possiate aiutare visto che siete esperti del settore.

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    1. ah scusate che non mi son firmato:

      Daniele Pasini
      mail: daniele.pasini@hotmail.it

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  14. ciao Daniele,
    comincia a mandare il cv con lettere motivazionali nelle aziende che t'interessano, puoi prendere qualche spunto dal blog per decidere quali. Se poi vedi che, dopo diversi tentativi con ciascuna azienda "target" e dopo alcuni mesi non ti richiamano, allora comincia a ragionare sul master.

    Se riesci a entrare in azienda potrai imparare tutto quello che c'è da imparare sul marketing. Se non riesci ad entrare dall'università può avere senso provare con un master.

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