lunedì 30 gennaio 2012

Le navi scuola del marketing: Barilla


In che rapporti siete con la famiglia? Barilla è la famiglia. "The italian food company. Since 1877" è la storia di una famiglia di imprenditori che attraversa 3 secoli. Oggi Barilla è un gruppo attivo in oltre 100 paesi con un fatturato superiore ai 4 Miliardi di €. In Italia l’azienda opera in 3 mercati, è leader nel mercato della pasta, dei sughi pronti e dei prodotti da forno.

Barilla è un’azienda che ha fatto del proprio nome una marca e che ha saputo far entrare questa marca nel cuore degli italiani grazie alle sue storie e nelle loro case grazie ai suoi prodotti. Altri noti marchi commercializzati dal gruppo sono ad esempio Mulino Bianco e Pavesi, solo per citarne un paio. Il gruppo di Parma è uno dei maggiori acquirenti di pubblicità TV del settore alimentare in Italia, nel 2011 l'investimento in Media ha sfiorato i 90 milioni di €.


Dicono di sè: "Aiutiamo le persone a vivere meglio, portando ogni giorno nella loro vita il benessere e la gioia del mangiar bene", “Dal 1877 Barilla è l’azienda italiana e familiare che interpreta l’alimentazione come un momento conviviale di gioia, ricco di gusto, affetto e condivisione.”



E ora passo, come di consueto, la parola ai lettori:
1)  Perché dovrei scegliere Barilla per avviare la mia carriera nel marketing?
2)  Come si accede e come si struttura lo stage in Barilla (progetto tipo, rimborso, possibilità di assunzione al termine dello stage, percentuale assunti...)? Esistono altri canali per essere assunti in Barilla diversi dallo stage? 
3)  Quali sono i tempi, i passaggie le competenze necessari per diventare brand manager in Barilla?

Buon appetito
Brando

20 commenti:

  1. Anzitutto Barilla offre interessanti opportunità professionali in tutti gli ambiti e non solo nel marketing, e anche a chi entra nel marketing è richiesta la disponibilità a fare esperienza nella funzione di vendite. Comunque il marketing in Barilla svolge un ruolo assolutamente centrale e chi fa marketing qui ha modo di misurarsi con tutte le leve di sia operative che strategiche. Le due funzioni sono separate, ma lo scambio è assolutamente favorito. Chi si occupa di brand development matura competenze nell'ambito dello sviluppo di marca, lavorando sui consumer insight, posizionamento di marca e sviluppo di comunicazione e prodotto. Nel marketing operativo, invece, si pianificano e implementano piani di marketing atti a favorire l'affermazione delle marche di Barilla nello specifico dei mercati locali. E qui che vengono definiti il portafoglio prodotti, la strategia di prezzo e promozionale e le meccaniche di attivazione ottimali.
    Per quanto riguarda l'accesso, si entra in Barilla mediante candidatura sul sito istituzionale o nell'ambito di giornate di incontro nelle università. La selezione prevede alcune fasi: assesment di gruppo, colloquio individuale, test pratico/attitudinale più uno o due colloqui con la linea. La selezione che può apparire articolata, ma è in realtà volta a selezionare profili che con alta probabilità si riveleranno in linea con le aspettative. In caso di esito positivo dei colloqui lo stage in Barilla, quale che sia la divisione, si rivelerà con ogni probabilità un'esperienza altamente formativa. In più è previsto un rimborso di 900 euro lordi + alloggio + mensa aziendale. In caso di assunzione la remunerazione sarà in linea con le più alte del marcato, oltre a prevedere un sussidio ulteriore per quanti provengono da fuori Parma. Insomma, raccomando caldamente l'inoltro di una candidatura a tutti i neolaureati orientati a iniziare una carriera d'eccellenza nel marketing.

    un caro saluto
    L

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  2. By employer branding manager at Barilla

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  3. Ottima scuola 360°, occhio solo che i percorsi di carriera possono essere più lenti rispetto ad altre realtà decisamente più “fast moving”.

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  4. Potrei quali sono queste altre realtà "più fast moving"?

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  5. In Barilla puoi diventare brand manager con 2 anni di esperienza e marketing manager con 5. Francamente non credo che ci siano realtà molto più veloci, anzi me ne vengono in mente diverse altre che vuoi per il passaggio obbligato nelle vendite vuoi per la cultura meno imprenditoriale, hanno percorsi decisamente meno rapidi.

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  6. Anonimo sghignazzante31 gennaio 2012 17:13

    LoL al primo anonimo. HR Barilla all the way XD

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  7. reckitt ha i percorsi di crescita piú rapidi

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    1. Reckitt piuttosto ha dei variabili da fare invidia a tutti i competitors, se funziona ancora come una volta.

      Vecchio Reckitt

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    2. Si, il punto però è raggiungerli i variabili...

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  8. Caro anonimo (l'ultimo),
    perdona la franchezza ma: cazzate.
    Trovami un BM reckitt con meno di 2 anni di esperienza o un marketing manager con meno di 5 anni.

    Franz

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    1. BM in genere 2 o 3 anni dopo lo stage, in tutte le aziende...
      MM siamo sui 6 o 7 ormai

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  9. Sicuri che le candidature passano anche attraverso il sito aziendale?
    Io so di amici con profili eccellenti (tanto che poi sono finiti in altre delle navi scuola citate) che non sono stati degnati nemmeno di una risposta...

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  10. Barilla è una grande scuola di marketing, i percorsi di crescita sono in linea con il mercato, ovviamente dipende dalle persone, ma puoi diventare brand manager dopo 2-3 anni. L'ambiente è giovane e dinamico, e cominciare dallo stage lì è una bellissima esperienza con buone probabilità di assunzione rispetto alla media ...
    assolutamente consigliata! Ex brand manager ...

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  11. Ma veramente c’è qualcuno che prima ancora di cominciare a lavorare si interessa di quanti anni ci vogliono per diventare brand manager o marketing qua o là? Ragazzi guardate che il titolo è un nome su un biglietto da visita. Ci vuole poco a saltare da un’azienda all’altra ogni anno o due per farsi scrivere senior nel job tile nel giro di 3 anni. Peccato che poi queste persone sono dei “senior perfetti incapaci”. Qui la questione è un’altra, dovete chiedervi dove potete confrontarvi in prima persona con gli aspetti chiave del business: quali gli strumenti più adatti per portare alla luce VERI consumer insight, quali gli elementi fondanti dell’identità di una marca, come pilotarli e come declinarli propriamente ed efficacemente nella comunicazione, quali i kpi per acquisire il polso di un mercato, quali le misure per inquadrare il profilo finanziario di una marca e rendere sostenibile la sua crescita nel tempo. Se volete fare questo mestiere cercate un’azienda dove imparare queste competenze in maniera solida, il resto sono cazzate da bar.

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  12. Personalmente interpreto l'interesse verso la rapidità di crescita come l'interesse verso opportunità di fare esperienza di tutti gli aspetti portanti del marketing per acquisire sempre più qualificate competenze.
    Se questo interesse è la corsa al job title più "senior" sul biglietto da visita, allora, sono d'accordo con te, non serve a nulla (almeno nel lungo periodo), così come non serve a nulla diventare quadro dopo 2 anni di esperienza o dirigente a 27 anni, a meno che non si abbiano sensibili doti manageriali (rare, ndr).
    Secondo me, e lo dico anche per esperienza personale in diverse realtà, è importante trovare un contesto che, oltre ad un buon bollino sul CV (aka un buon brand), possa fornirti sempre nuovi challenge e opportunità di crescita (crescita, di nuovo, intesa come esperienze e sperimentazioni valide e sempre nuove).
    Aggiungo solo un punto che, a mio parere, manca alle grandi "navi scuola": l'opportunità di fare esperienze forti nell'ambito del web marketing. Chi fosse interessato al mktg di questi ambiti di business, forse, acquisisce nelle navi scuola le basi per la gestione delle leve del mktg che poi dovrà declinare in ambito web. Che ne dite su questo punto?

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  13. Queste scuole di marketing forniscono ottimi strumenti di marketing per così dire 'tradizionale', mentre sugli aspetti digital sono in genere relativamente indietro rispetto ad altri ambiti. Il digital è ancora un'area d'esplorazione per tutti, e questi colossi del largo consumo lo vivono spesso ancora come un terreno potenziale ma anche, rischioso sul quale muovere i primi passi con diffidenza. Il peso degli investimenti e le risorse dedicate al digital, infatti, evidenziano una certa cautela, laddove la parte consistente del buget di comunicazione è ancora destinata ai media tradizionali. Quando confronto questo dato con i dati sull'evoluzione della fruizione media mi chiedo quanto questa ripartizione del budget sia dovuta ad una valutazione di efficacia/efficienza, e quanto invece non sia conseguenza di un'incapacità/mancanza di coraggio nell'approcciare il digitale. Potremmo dire che se si parla di digital marketing le scuole sono probabilmente altre, mentre queste diventano semplici navi da crociera.

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  14. Bob McDonald, chairman e c.e.o. di P&G, ha risposto così alle domande degli analisti finanziari in una Q&A dopo la presentazione degli ultimi risultati finanziari. "Oggi sono disponibili molti diversi mezzi e noi stiamo spostando molto velocemente il nostro business sul digitale. In questo spazio ci sono numerose piazze, con Facebook e Google tra gli altri, dove abbiamo trovato che il ritorno degli investimenti in pubblicità, quando studiato nel modo giusto, quando supporta una grande idea, può essere molto molto più efficiente". McDonald ha fatto poi riferimento alla campagna di Old Spice che ha ottenuto 1,8 miliardi di impression, anche se online è stato fatto chiaramente notare che la campagna ha goduto anche di un fortissimo lancio televisivo, con un testimonial iconico, e promozionale, con milioni di coupon distribuiti. P&G a livello mondiale investe circa 10 miliardi di dollari in pubblicità su tv, stampa e digital e negli ultimi due anni la crescita della spesa (+24%) aveva di molto sopravanzato quella delle vendite (+6%). Nella stessa occasione il chief financial officer Jon Moeller ha anche annunciato che in tutto il mondo verranno tagliati 1600 posti di lavoro nei settori non manifatturieri, anche nel settore del marketing quindi, ovvero il 3% di 50.000 dipendenti nelle aree vendite, amministrazione e direzione.

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  15. Grazie Luca! E' la sensazione - da outsider - che avevo anche io. Barilla so che inserisce abbastanza dall'esterno "comprando" eventuali competenze che internamente non ha, ma rispetto a quanto è stato raccontato a proposito di altre realtà che fanno crescere tutto internamente, credo che ci sia un limite rispetto allo sfruttamento delle opportunità che il digital potrebbe offrire. Magari è solo una mia opinione ...

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  16. grossisima stima per AnonimoFeb 1, 2012 11:02 AM

    queste si che sono parole sagge

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  17. ciao a tutti...
    perfettamente d'accordo cn anonimo sul tema dei Titoli,si deve guardare al contenuto..questo alla lunga pagherà..
    una precisazione...in Barilla non esistono ne Brand manager ne Marketing manager, infatti, come molti adetti ai lavori sanno, i brand Mulino Bianco Pavesi e Barilla (per la Pasta) vengono gestiti dai direttori Marketing...
    cmq al di là dei titoli riman il fatto che l'azienda ti permette di venire a contatto con strumenti...mezzi...agenzie ..persone..non aceessibile a tutti, e questo permette di siluppare skills non sviluppabili in altre aziende...

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