lunedì 9 luglio 2012

Il brand manager ed il Piccolo Omino del Potere

Il Piccolo Omino del Potere non è necessariamente un uomo di potere, a dire il vero non è neanche necessario che sia un uomo. Il Piccolo Omino del Potere non è giovane né vecchio, non è povero né ricco, non è colto né ignorante, non è stupido né intelligente. L'unica caratteristica che lo contraddistingue in modo netto ed inequivocabile è sua la profonda solitudine.

Piccolo Omino del Potere si nasce, secondo alcuni, o secondo altri lo si diventa. Ma quel che importa è che il POP (lo chiameremo così per brevità d'ora in avanti) muta pelle nel tempo fino a rendersi irriconoscibile. Sin dal primo giorno di lavoro il POP è alimentato da una straordinaria determinazione e voglia di mettersi in mostra. Muove i primi passi in azienda con tenacia e faccia tosta e prende davvero tanti schiaffi. Il POP ha un profondo bisogno di riscatto. Il potere per lui non è uno strumento per realizzare qualcosa, quanto piuttosto un fine per realizzare una persona, l'unica che conti qualcosa, chiaramente sé stesso.

La ricerca e la successiva ostentazione del potere orientano tutte le scelte della vita pubblica e privata del POP, dalla culla al feretro. Le vessazioni dei primi tempi di vita aziendale mettono a dura prova la sua resistenza, ma la struttura gerarchica di una grande organizzazione rappresenta una tentazione troppo forte per il POP. Infatti, ancorchè insignificante, l'omino in stage s'immagina già seduto nello spazioso ufficio dell'ultimo piano a impartire ordini e lezioni circondato da rare specie di piante tropicali. Per questo le angherie subite quotidianamente non fanno altro, in realtà, che alimentare la sua voglia di riscatto. Presto il POP impara che la popolazione aziendale si articola in tre generi di persone: 1) quelle innocue, da vessare pubblicamente per darsi un tono; 2) quelle utili, da trattare col bastone e la carota; 3) quelle indispensabili, da venerare e assecondare.

Seguendo questa semplice classificazione, con un minimo di testa ed un'invidiabile determinazione, il POP realizza il suo sogno di scalare la piramide aziendale. E' servile coi potenti e circondato da una schiera di schiavi terrorizzati presso i quali il POP non perde occasione di affermare il suo diritto di possesso, sia in privato che pubblicamente. Così la sua via via sempre più folta e allegra combriccola si articola in due formazioni: da una parte i cortigiani che lo assecondano perchè lo temono (ma che in realtà lo disprezzano), e dall'altra i fedeli servitori disposti a tutto perchè in realtà sono essi stessi a loro volta dei POP. Questi ultimi sono velenosi come vipere, pronti a tradirlo non appena riterranno di poterne ricavare un vantaggio.

Ed è così che procede la carriera del POP. Fra un oltraggio inferto al più debole e una sapiente leccata al culo del più forte. Fra un bacio di Giuda dato e uno inaspettatamente ricevuto. Fra una cena in compagnia con un gruppo di perfetti sconosciuti ipocriti ed opportunisti, ed un pranzo da solo a pensare a quanto in fondo sia solo un povero stronzo.



2 commenti:

  1. Innocue, non innoque.

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  2. Grazie Anonimo/a,
    certo che igniorante questo Brando...

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