domenica 9 settembre 2012

Le navi scuola del marketing: Kraft

Kraft vuole rendere ogni giorno delizioso. Delizioso non solo per i consumatori che ogni giorno acquistano le sue marche in 170 paesi, ma anche per i suoi 98.000 dipendenti.Con oltre 54 miliardi di dollari di fatturato e un utile netto in crescita di 3,5 miliardi (2011), la multinazionale americana è il secondo gruppo alimentare al mondo dopo Nestlè.
Brand Kraft
Kraft Italia, coi suoi 1500 dipendenti, distributi fra la sede di Milano e gli stabilimenti produttivi, sviluppa un fatturato superiore al miliardo di euro. La filiale italiana opera in 4 categorie di prodotto - Cheese and Grocery, Biscuits, Coffee e Chocolate - con marche come Philadelphia, Sottilette, Oro Saiwa, Simmenthal, Milka, Hag, Tuc, Fonzies, Splendid, Ritz, Cipster Fattorie Osella, per citare le principali.  Nei primi 4 mesi del 2012 Kraft Italia ha sostenuto le sue marche con un investimento media di 15 milioni di Euro, in crescita rispetto all'anno precedente, collocandosi così fra i primi dieci investitori italiani. 
Make today delicious è anche la missione del team Human Resources che, attraverso una serie di iniziative, contribuisce a rendere l’azienda un luogo piacevole in cui lavorare e crescere.
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Ecco i programmi più importanti realizzati presso la sede milanese per accrescere il benessere sul luogo di lavoro e favorire la conciliazione tra lavoro e vita privata (work-life balance):
  • Flessibilità di orario: i dipendenti timbrano una sola volta al giorno, al mattino. Non essendo richiesta nessun’ altra timbratura la persona, insieme con il manager, è responsabile della gestione del proprio orario di lavoro.
  • Servizi di time saving: mensa, bar, take away, posta, farmacia, parcheggio, riparazione auto, lavanderia, vendita interna e spesa on line di prodotti a chilometro zero con possibilità di consegna gratuita in azienda.
  • Salute e sicurezza: vaccinazione antinfluenzale gratuita, check up per dipendenti over 40 pagati al 60% dall’azienda.
  • Wellness: giardino; break area dotate di uno spazio per la lettura dei principali quotidiani e schermi al plasma utilizzati per comunicazioni istituzionali e non; sale riunioni dotate di connessioni wireless; massaggi cervicali; centro fitness aperto anche il week end.
  • Sconti e convenzioni: tra le più importanti segnaliamo la convenzione con l’asilo nido e con l’azienda dei trasporti pubblici di Milano.
  • Programma per le neomamme (e neopapà): all’interno del programma segnaliamo la  possibilità di richiedere un anticipo TFR per coprire al 100% la maternità facoltativa e l’estensione alle 10,30 dell’ orario di ingresso in azienda per i primi sei mesi dopo il rientro dalla maternità.
Le mamme e i papà, inoltre, festeggiano da ormai 8 anni consecutivi la Festa della mamma (e del papà) che lavora, portando i loro i bambini a trascorrere una giornata in azienda, tra giochi e divertimenti.

Community: l’azienda favorisce e finanzia le attività che i dipendenti propongono al fine di trascorrere il tempo insieme e condividere le stesse passioni. Tra le community segnaliamo: il team di runners, tennisti, calcetto, sciatori, golfisti e la band aziendale.

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Dicono di sé: "Uno degli aspetti distintivi di Kraft Foods è il rispetto della meritocrazia. Spesso, amici che lavorano in altre aziende mi riferiscono una serie di difficoltà nel vedere riconosciuto il proprio valore, a causa di dinamiche interne che tendono a ostacolare la crescita dei più giovani. In Kraft Foods avviene esattamente l’opposto: l’obiettivo comune è farti crescere, perché c’è la consapevolezza che i giovani di oggi saranno i leader di domani."

Come di consueto, la parola ai lettori: 
1) Perché dovrei scegliere Kraft per avviare la mia carriera nel marketing? 
2) Come si accede e come si struttura lo stage in Kraft (progetto tipo, rimborso, possibilità di assunzione al termine dello stage, percentuale assunti...)? Esistono altri canali per essere assunti in Kraft diversi dallo stage? 
3) Quali sono i tempi, i passaggi e le competenze necessari per diventare brand manager in Kraft?

Deliziatevi
Brando

30 commenti:

  1. com'è che qui nessuno si pronuncia???

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  2. interessante Kraft... quanto si prende in stage?

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  3. Perbacco Brando, dalla descrizione che hai fatto di Kraft Foods -pardon, Mondelez-, sembra un po' essere l'azienda dei sogni!

    Dunque, veniamo a noi:
    Lo stage in Kraft Italia dura di default 6 mesi, è retribuito 800 euro/mese e comprende anche dei piccoli benefit quali mensa e palestra aziendali.

    Il primo step per un ragazzo che voglia iniziare uno stage nell'azienda della Philly è sostenere un brevissimo colloquio telefonico con le HR, nel quale si viene a sapere che "qui il Marketing è molto numerico e analitico, nonostante tutto" e si viene perciò invitati a un più strutturato colloquio psico-attitudinale-motivazionale, con un recruiter.
    Qualora poi il suddetto colloquio face to face dovesse essere giudicato positivamente dalle HR, al candidato verrà somministrata una batteria di test logico-matematici (quindi senza un vero e proprio preavviso): 60 domande in 45 minuti, niente calcolatrice -mica come in P&G ;)!-, ma tutto sommato niente di trascendentale.
    Successivamente, lo step finale è un classico colloquio col manager di linea, al cui fianco eventualmente il giovane stageur trascorrerà i 6 mesi successivi.

    Le conferme della wave di stagisti arrivati in Kraft Italia a inizio 2012 è stata pari a 0, ovviamente a causa della crisi -mmmh, strano!
    Ciononostante, Kraft Italia negli ultimi anni ha confermato circa il 70% degli stageurs, spingedoli spesso a proseguire per qualche tempo all'estero (Kraft España in primis).
    In Kraft la parentesi internazionale è un must e, se non la fai su "suggerimento" entro il primo biennio, la fai praticamente su costrizione verso il 4° anno.
    Questo è quanto mi è stato confessato, devo dire con molta onestà, dal recruiter Kraft in sede di colloquio.

    Concludo con una piccola nota di colore: stavo per diventare insider, quando la mia corsa all'ambito ruolo di ABM è stata ahimé (momentaneamente?) ostacolata da un "masterino" di qualche prestigiosa università milanese.

    A tal proposito, Brando, da insider di svariate FMCG quale tu sei e sei stato, che ne pensi della tendenza di tante navi scuola a prendere in stage nel marketing/BM soltanto ragazzi neo-masterizzati?
    E' il riconoscimento dato alla bravura dello studente?
    O forse é il merito del valore aggiunto che Bocconi, Publitalia e affini danno ai giovani di belle speranze?
    Oppure ancora è una politica frutto di qualche bislacco accordo tra master e aziende/sponsor?
    Io ho la mia opinione in merito... dura lex, sed lex.

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  4. Sicuramente più per motivi di politiche interne...conosco masterizzati publitalia che non capiscono manco la differenza tra value e volume sales...

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  5. Caro Francesco,
    intanto grazie per le numerose informazioni, anche quella per cui dovrei aver lavorato in "svariate" fmcg, che mi giunge nuova.

    Per quanto riguarda le "selezioni facilitate": chi lavora in quest'ambiente sa che esistono accordi fra alcune aziende e alcuni master volti a favorire l'ingresso degli studenti in azienda per il semplice fatto che hanno pagato una quota d'iscrizione al corso. Ma in tutta franchezza la maggior parte dei marketeer che conosco non ha fatto la bocconi nè publitalia.
    Quindi: No excuses. Play like a champion.

    Peraltro, esistono consuetudini assai più barbare nel mondo delle multinazionali, come ad esempio il calcetto. Hai un idea di quante decisioni sugli organigrammi aziendali vengano prese sui campi da calcetto? Ora, diciamoci la verità: il calcetto fa male. Conosci qualcuno che giochi a calcetto che non si sia fatto almeno una caviglia o un ginocchio? Questa è un'ingiustizia: l'azienda che ti chiede un legamento.

    Comunque, ti auguro un in bocca al lupo e spero di rileggerti da queste parti.

    ciao
    Brando

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  6. Un po'offtopic, ma i migliori marchettari che conosco sono laureati in Legge, Ingegneria, Scienze Diplomatica.

    Se magari anche in Italia cominciassero a non rompere le palle all'ingresso con gente solo da Bocconi o master in staceppologia......

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  7. Ed ora tutta questa acredine verso i master da dove viene?
    Stavo scrivendo un accalorato commento in difesa del mio Publitalia '80 poi ho deciso di cancellarlo, non perché sia indifendibile ma perché è chiaro che non sapete di cosa parlate e non avete voglia di saperlo.

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    1. LaCó, se ti va di riportare il tuo commento, a me interessa.

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    2. Brando caro, se interessa a te allora racconterò con piacere.
      Era 1997 l’economia tirava un po’ di più ora e c’era quasi solo il tempo indeterminato. Ma la mia amatissima laurea in filosofia morale mi offriva o un PHD all’estero o una carriera da professoressa di liceo mentre io volevo fare la pubblicità.
      Decimo master Pubblitalia ’80: 2000 domande, 1000 ammessi ai test scritti, 500 ai colloqui,31 in aula, 15 economisti e 16 no, 1 Bocconi, 1 LUISS, 2 Cattolica, il resto dalla statale, da Milano a Messina.
      Non ti racconterò aneddoti edificanti di amicizie eterne e scene madri da Attimo Fuggente. Non mi piacciono le gare a chi si è fatto il mazzo più grosso e la retorica americana dell’impegno mi fa venire l’orticaria.
      Ho imparato qualcosa? Tutto quello che mi serviva e ancora oggi campo un po’ di rendita. Un ‘esempio? Come il web avrebbe cambiato il nostro lavoro. Ma questo me lo spiegarono 15 anni fa quando la tecnologia si chiamava GSM e nelle grandi aziende comunicavano solo via fax.
      Certo, tu dirai, per te che venivi da filosofia serviva ma per un economista doveva bastare l’invio del cv all’azienda. Ed è qui l'errore perché di quei 9 mesi di aula quello che rimane non sono i 16 esami, i gruppi di lavoro o il premio philip morris. Quello che impari veramente – e che fa di te uno diverso dal neo laureato – è un cambio profondo di mentalità. Cessi di guardare il tuo ombelico ed inizi a collaborare con le persone. Mi arrendo ad un po’ di retorica. Non è un master di mostri metà Gordon Gekko metà Flavio Briatore né un campo di rieducazione maoista dove ti fanno il lavaggio del cervello. Cercano d’insegnarti una cosa semplice semplice: se vuoi fare il “one man show” prima dimostra di essere un fenomeno vero, nel mentre lavora insieme agli altri facendo in modo che ognuno possa dare il meglio.
      Il vostro punto era: serve veramente il master o è una marchetta? La mia risposta è: lo stage l’avrei ottenuto anche da sola visto che volevano una persona con una formazione umanistica ma sono l’assunzione e i successivi due anni che non avrei mai ottenuto perché, dovendo essere formata da zero avrei potuto dare un contributo inferiore e meno qualificato. E a Francesco che scrive :”(…) E' il riconoscimento dato alla bravura dello studente? O forse é il merito del valore aggiunto che Bocconi, Publitalia e affini danno ai giovani di belle speranze?” rispondo che il valore aggiunto è mio ma che il master mi ha insegnato a trovarlo e a metterlo a disposizione del mio gruppo di lavoro. Maieuticamente.

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    3. cara LaCò,
      grazie per il tuo commento, mi è piaciuto molto.

      Penso che parte dell'acredine rivolta ai master risieda banalmente nel fatto che, oltre ad un'ottima e mirata formazione (almeno in alcuni casi) questi offrano un invidiabile servizio di placement a un prezzo che non tutti possono permettersi. Ti faccio un esempio: conosco personalmente il caso di un ragazzo di un master che, sapendo che non sarebbe stato assunto al termine dello stage nella mia azienda, aveva contattato il master che si è preoccupato di "piazzarlo" in un'altra azienda. Per la cronaca neanche la seconda azienda ha avuto modo di assumerlo, ma fortunatamente con la terza è andata meglio. Buon per lui.

      Ora, questa dinamica può risultare odiosa a quanti, non potendosi permettere magari niente di meglio dell'università degli studi di una provincia italiana X, non hanno mai avuto nemmeno il privilegio di essere contattati da una qualsiasi ambita multinazionale. Detto ciò, è pura logica di mercato. Ognuno si costruisce un posizionamento sul mercato del lavoro, prima con il percorso di studi, poi con le esperienze professionali. Chi ha più "budget" da investire potrà conseguire risultati migliori anche a fronte di una materia prima in linea di principio più carente (non è affatto detto che lo sia), chi non ha budget magari avrà anche un ottimo prodotto ma è più probabile che non lo saprà mai nessuno. Se la cosa è deprimente quando si parla di prodotti, capisco che per alcuni possa diventare addirittura irritante quando si parla delle chances di una persona.

      Detto ciò, faccio anch'io un po' di retorica: credo che ognuno sia libero di scegliere di lamentarsi, oppure di fare il meglio con ciò che ha a disposizione. Chi ha la fortuna di poter frequentare un master potrà metterlo a frutto e cercare di tirare fuori il meglio di sé, chi non ha questa fortuna si giochi comunque le sue carte perchè nella realtà non resta altro da fare. Poi chissà, la strada è lunga e imprevedibile...

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  8. Cosa c'è di strano se un'azienda recluta candidati mediante una partnership con un master!? La fiducia è la base di un processo di recruting. Se so che Publitalia forma gli studenti sulle competenze che gli saranno utili una volta in azienda è normale che voglia aggiudicarmi i migliori talenti prodotti in uscita dal master. Inoltre, chi esce da un master specialistico di solito ha avuto modo di farsi un'idea più chiara su cosa cerchi nel mondo del lavoro. Senza contare che la prima selezione effettuata dal master rappresenta già una prima scrematura rispetto al processo di selezione in capo all'azienda. So... what's the point???

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  9. scusate ma io su questa cosa mi inasprisco un pochino. non ci raccontiamo favole, io ho mandato cv per due anni dopo la laurea e nessuna di queste aziende mi ha filato. sono uscita da un master che costava 9000 euro e ho fatto dieci colloqui in un anno. e adesso faccio l'ABM in una multinazionale. volete sapere se credo che il master abbia dato un valore aggiunto così determinante alla mia cultura/ professionalità? affatto. ho lavorato per due anni in una piccola impresa familiare e lì ho sviluppato flessibilità, umiltà, velocità di apprendimento e versatilità che ritengo siano qualità che non acquisisci seduto per sei mesi in un'auletta a usare parole fighe. ma quello non vale niente, dopo il master sono ripartita da zero a fare stage come se non avessi mai lavorato. la verità è che si tratta di comprarsi una possibilità e ne ero ben consapevole quando l'ho fatto. perchè credevo in me stessa, ero realmente appassionata e sapevo che io quel lavoro lo potevo fare. e ho voluto investire su di me. ovviamente anche col master la differenza poi la fanno le persone, nel senso che poi non tutti trovano la collocazione a cui ambivano. ci sono le coincidenze, la fortuna, la dialettica, le qualità personali e le esperienze pregresse...ma sicuramente aiuta tanto. sicuramente molto dipende anche dal corso di laurea frequentato. entrare nel marketing di un'azienda di largo consumo con una laurea in comunicazione presa in una qualsiasi università è molto più difficile che con una in ingegneria gestionale o economia ad esempio. poi si, ci sono le eccezioni e ci sono alcuni che non lo hanno fatto bla bla ma quello che io vedo nella mia azienda è che il 95% degli stagiaire viene da una sola università, che non tutti si possono permettere. come se dovesse piovere sempre sul bagnato. perchè c'è una scrematura a monte dei cv fatta in base a questi requisiti. ma spesso anche a valle purtroppo. e molti, mi spiace dirlo, ma non non sono proprio per niente più in gamba di tanti altri ragazzi che non hanno avuto le stesse possibilità.

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    1. Caro Anonimo-Senza-Nome.
      Mi focalizzo specialmente sull'ultima parte del tuo post, ed ho come l'impressione che il Marketing (FMCG) stia diventando un gioco da ricchi / benestanti.
      Io sono sicuramente molto più vecchio di te ed ho vissuto altre logiche, "ai miei tempi" non esisteva solo la Bocconi e il master era solo l'MBA... Ma il marketing si faceva lo stesso.

      Ora mi volto un attimo, vedo tutti gli stagisti o gli ABM qui, ed hanno TUTTI lo STESSO CV. Bocconi, Erasmus a Copenhagen, Master in qualcosa.
      Alla faccia della diversity.

      E, ad ogni modo, il figlio di un operaio (con le dovute eccezioni che conosco personalmente) NON fa quel percorso in linea di massima, non contiamoci storie.

      Quindi nelle grosse FMCG il suo CV viene scartato con sdegno da qualche solerte HR opportunamente brieffato...

      Vabbè.

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  10. Anche io sinceramente ho l'impressione che il marketing delle aziende di largo consumo sia gestito da un elite di ragazzi benestanti fra i 25 e i 35 anni con provenienza, caratteristiche socio-demo, abitudini e modi di pensare estremamente simili fra di loro.

    Il punto è che spesso questi commercializzano prodotti e diffondono comunicazioni rivolte a responsabili d'acquisto che non vivono neanche sul loro stesso pianeta...

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    1. Difficile sostenere il contrario. Ho proposto svariate volte l'esperimento di coinvolgere una casalinga nella gestione di una marca ma non sono mai stato tenuto in alcuna considerazione.

      Continuo a pensare che non sia un'idea così bislacca.

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  12. Ehi Brando. Ehi tutti. Ho fatto la Bocconi. E ho fatto anche parecchi colloqui, con molte delle "firme" che spesso bazzicano da queste parti.
    Me ne ricorderò sempre uno in particolare, dopo i soliti "test" su cosa è più pesante, quanto fa e quanto pagherebbe un, arriva una domanda strana:
    "Lei che ha fatto la Bocconi, saprà sicuramente cosa è più importante per il marketing: le parole o i numeri?".
    Dissi di getto, un po' stizzito:
    "Le persone, i numeri sono a supporto."
    Questo mi fissò e mi disse:
    "Che peccato. Si vede che non insegnano più le cose importanti. Grazie,Le faremo sapere." Ovviamente non passai.
    Così, tanto per dire...

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    1. che amarezza Edo... nelle selezioni non passa il migliore ma il più adatto. Fortuna che in certi casi non essere "adatto" è più un conforto che altro :)

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    2. Poi vorrei sapere chi ti ha insegnato in Bocconi che le persone sono importanti e che i numeri sono a supporto... perchè non mi è mai capitato in nessuna lezione di sentire nulla di simile.

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  13. Jajo84, la verità è che per molti markettari funziona esattamente al contrario: i numeri contano, le persone sono a supporto. Tanto che poi si inventano e rigirano i risultati dei test consumer per le presentazioni .ppt come gli viene più comodo. Ma nei colloqui di lavoro con le aziende bisogna dare sempre le stesse risposte, se non sentono le solite cose si preoccupano e non si fidano. Alla faccia della diversity!

    Brando, perchè una volta non fai un "libro delle risposte corrette per i colloqui nelle multinazionali del largo consumo"? Potrebbe fare comodo a molti e far sorridere altri. Pensaci!

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    1. Sté, ti ringrazio per l'idea. In realtà sto già lavorando su di un progetto simile che seguirà le Navi Scuola :)

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    2. ma Mars perche non risulta fra le navi scuola?

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  14. Sinceramente sono convinto che i master abbiano una loro utilità. In primo luogo supperiscono alle mancanze dell'università italiana (parlo delle mia esperienza nell' uni statale Vecchio ordinamento...già oggi qualcosa sembra essere diverso!!) dove non ti insegnano in alcun modo l'approccio con la realtà ma dove si impara molta teoria spesso superflua per il lavoro di tutti i giorni o addirittura contraria alle realtà! Nell'università bisognerebbe in primo luogo fare esercizio sull'analisi di mercato (non è questo il primo passo di un ABM?), dovrebbero insegnarti anche una base di nozioni attinenti agli AW's e sulla creazione di una campagna di comunicazione. Non so a voi ma a me queste cose non le hanno insegnate.
    Tornando ai master credo che il plus sia proprio questo...il farrti assaporare il mondo del lavoro, fornirti delle nozioni di base. Uno stagaire che viene da un master è di certo più pronto a lavorare ma, attenzione, non per questo migliore.
    Quindi è normale che le aziende ci si appoggino ma non credo si vedrà mai un 100% di assunzioni di "masterizzati" ...perchè così si che si perderebbe la diversity!!

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    1. Questo è certamente vero: i master suppliscono a un deficit di molte università in termini di visione (cosa c'è dopo il diploma di laurea) e di concretezza (competenze realmente spendibili). Un corso di "Packaging & In store Communication": perchè no? La teoria è importante, ma serve anche una cerniera con la realtà: teoria applicata alla realtà. Quanti studi abbiamo sullo shopper in azienda in fondo?

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  15. Brando mi sa che ti tocca fare un post sui master e la formazione del giovane responsabile di merendine... cosi qui si ritorna a parlare di sottilette con dentro la cioccolata... ;-)

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    1. A Cartonà, e chissà poi perchè proprio su Kraft è scattato sto flame del master... :)

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  16. Un'azienda dove peraltro si cresce molto velocemente, vale la pena di dirlo... :)

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  17. Dici? Su Linkedin vedo persone JBM da 4 anni -.-

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  18. Le persone che sono JBM da 4 anni sono persone su cui l'azienda ha deciso di non investire e dato che in Kraft nessuno viene licenziato (da quando ci lavoro non è mai capitato), le persone non potenziali vengono parcheggiate.
    Quando sono entrato a far parte io di questa realtà era veramente l'azienda dei sogni, oggi sconsiglio a chiunque si vuole affacciare al mondo del lavoro di pensare a Kraft (o Mondelez) come un'azienda dalla quale partire. Farete i vostri 6 mesi, poi finirete fuori, almeno da gennaio la situazione è questa!

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  19. Ciao Brando, inizio scusandomi per l'off-topic, ma non avrei saputo dove postare questa mia richiesta... mi sono imbattuta in questo tuo blog che ho trovato fantastico! Laureata da qualche mese, cerco la mia prima esperienza lavorativa in marketing e trovare tutte queste informazioni è davvero una svolta, quindi grazie a te e a tutti coloro che hanno collaborato inserendo le loro esperienze mettendo a disposizione tutte queste utili informazioni! :)
    Detto questo avrei una richiesta... io ho studiato e vivo a Roma da 6 anni, tutti mi dicono "beh se vuoi fare marketing devi andare a Milano..." ma io non ci sto! Cioè, non è che rimarrò senza lavoro a vita, né tanto meno ripiegherò su altro, ma per il momento mi piacerebbe molto provare a rimanere a Roma, visto che per me è ormai una seconda casa a tutti gli effetti... L'informazione che manca in tutti i topic che ho letto ("le navi scuola") è per l'appunto una precisazione sulla localizzazione di queste aziende... soprattutto a maggior ragione che spesso, trattandosi di colossi, ci sono più sedi sul territorio e quello che è difficile capire, almeno cercando lavoro, è dove si finirà a lavorare se si cerca in marketing per un'azienda X!
    Pertanto ti chiedo, quando avrai un pò di tempo per farlo e se pensi anche tu che questa informazione possa essere utile, di creare un topic dove magari puoi specificare per le aziende più importanti dov'è localizzato il dipartimento di marketing.
    Ps: già che ci sono avrei anche un'altra richiesta... sarebbe possibile creare un topic dove parlare dei migliori siti trova lavoro e le modalità con cui gestire le candidature? Mi spiego meglio: su internet ci sono centinaia e migliaia di siti, registrarsi porta via un'infinità di tempo che spesso risulta perso, visto che poi arrivano offerte di lavoro ripetitive (monster e infojobs, ad esempio, sono 3 mesi che ogni giorno mi inviano una mail con le stesse 3-4 posizioni)e per di più non attinenti al mio profilo (sostituzione maternità segretaria, elettricista, carrellista :O ). Sarebbe interessante capire se ci sono siti più validi di altri o meglio ancora se ci sono siti specifici per il marketing/vendite a cui fare riferimento, in modo da essere più efficienti nella ricerca!
    Grazie e un saluto a tutti i lettori,
    Federica

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