domenica 28 ottobre 2012

2.000€ al mese

C'è una curiosità morbosa dietro la domanda "Quanto guadagni?", che tuttavia prima ancora di essere una domanda indiscreta, è un quesito incompleto. 1.000€, 2.000€, 4.000€ al mese. Che significa? Questo è il compenso previsto a fronte di una prestazione. Perchè a nessuno interessa la prestazione? Quello che interessa è più che altro il numero. 1.450€: è tanto, poco? 

La risposta è che dipende. Se ti proponessero un compenso di 5.000€ al mese per organizzare delle truffe ai danni di anziani e invalidi avresti dei problemi ad accettare? E se ti offrissero 1.000€ per fare il controllo qualità di un tour operator e viaggiare tutto l'anno in giro per il mondo con vitto e alloggio pagati, penseresti che è poco? Ognuno avrà le sue risposte, siamo tutti diversi.

Ma il punto è che il mero numero 2.860€ dice molto poco sulla persona che hai di fronte. E' tanto, poco? Cosa pensa questa persona quando suona la sveglia la mattina? Benedice o maledice la giornata di 14 ore in ufficio che sta per cominciare? E quando si guarda nello specchietto retrovisore dell'auto in mezzo al traffico della mattina gli piace la faccia che vede? Avrà il tempo per giocare a calcetto con gli amici? Oppure "(anche) stasera passo ragazzi, mi spiace"? Trascorrerà abbastanza tempo con la sua famiglia o lavorerà spesso anche nei week end? Come la mettiamo col calo della libido infra-settimanale? E poi, come si sente l'avvocato quando deve difendere un imputato che sa colpevole di violenza su di una ragazzina? Come si sente il medico quando sa che ha peccato di presunzione e non avrà la possibilità di rimediare? Come si sente il marketer quando ha a magazzino tonnellate di alimenti scaduti per bambini e chiama il reparto Export per liberarsene?

"Unammerda!" Diranno alcuni. "Fa parte del lavoro" diranno altri. Siamo tutti diversi, tutti abbiamo un prezzo diverso. Non c'è da stupirsi se anche i nostri stipendi sono diversi. Quello che mi stupisce invece è come siamo interessati alla cifra che ci danno le aziende una volta al mese, senza dare tanto valore a quello che ci chiedono in cambio ogni giorno della nostra vita.

11 commenti:

  1. Thomas Mann nel suo "I Buddembrook" faceva dire al nonno "Concludi quegli affari che ti fanno dormire la notte" non chiedete perchè ma quando lessi questa frase, dentro me divenne come un principio di vita!
    Com'è vero il tuo commento e, com'è strano vedere, facendo colloqui e parlando con la gente lo stupore di chi dinanzi a me si sorprende mentre rifiuto posti di lavoro perchè non mi farebbero dormire la notte (vuoi per stress che per incompatibilità etica o, per entrambe le cose!).
    Sembra quasi che in questa società, il metro di valutazione di chi sei sia determinato dal "prestigio" della tua posizione e suo relativo stipendio! Quanta ignoranza c'è.

    PS Avete notato che quando si chiede a qualcuno "chi sei?" il 93% risponde con la sua professione, di questi il 57% aggiunge anche la società per cui eserce l'onorata professione!
    Quanto siamo ridotti male.


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  2. e' per questo che i politici in Italia guadagnano così tanto, è il prezzo per essere ricoperti di tutta l'infamia che gli è rivolta, un po' come il prezzo della reputazione... :)
    scherzi a parte, complimenti brando bel post!!

    Vale

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  3. E' una riflessione che faccio spesso...i soldi che guadagno...valgono il mal di stomaco? Le notti insonni? Le incazzature inutili? Le ansie quotidiane? le perenne sensazione che non sia il lavoro giusto?
    La risposta è NO.
    Ma è una risposta incompleta. Dovrebbe essere: "NO, ma che ci si può fare?".

    Il lavoro che ti piace, che ti stimola, che ti fa sentire realizzato, che ti fa andare a casa fischiettando e che ti permette di guadagnare abbastanza per non dover razionare le volte che vai a far la spesa....non esiste. O almeno...non saprei proprio dove trovarlo.
    Il saggio dice: "Non trovi il lavoro giusto per te? Crealo."
    Ma lo sappiamo: il saggio sta seduto ai piedi di una cascata tutto il santo giorno....

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    1. Perdona Jajo84 ma "il saggio" dei nostri tempi, si alza, si rimbocca le maniche e il lavoro se lo crea per poi godersi la cascata quando vuole, al posto di farlo per 28 giorni l'anno.

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  4. Ma è accetabile che un lavoro ci riduca così?
    Al di là delle frasi ad effetto dei saggi seduti davanti alle cascate, non si può solo iniziare a pensare che in fondo è solo un lavoro che serve ad avere uno stipendio?
    E se questo lavoro succhia troppe energie impariamo ad arginarlo, a mollare la presa e ad ammettere con noi stessi che ci logora solo nella misura in cui noi vogliamo essere logorati.
    In termini banali la scelta è tutta qui: carriera o calcetto?
    You can't have the cake and eat it.

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    1. Sarei con te nella battaglia finale...se non fosse che "mollare" un po'significa essenzialmente:

      - Rischiare di perdere il lavoro (da schifo) e i dindarelli che ne conseguono...
      - Mettersi a cercare qualcos'altro...rischiando di NON trovarlo o di trovare qualcosa di PEGGIO...

      E tu mi dirai: "O di meglio!"
      E io ti dirò... non sono così ottimista in sto periodo.....

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    2. Caro Jajio84 io non ho nessuna intenzione di mollare, amo il mio lavoro e fino ad ora mi diverto anche molto a farlo, dico solo che è un lavoro e serve a guadagnare lo stipendio non ha definirmi come persona. Ho smesso di credermi insostituibile e questo mi permette di andare a giocare serenamente a calcetto. Non mi cade la penna alle 18.00 ma nei limiti del possibile non consento a chiunque di gestire il mio tempo a suo piacere. Bisogna imparare a dire dei no, giusti e ben motivati. Se c'è un'emergenza il venerdì alle 19.00 io rimango anche tutta la notte a lavorare, ma se il mio capo che viene da un'altra città e la sera non ha nulla da fare fissa le riunioni solo dopo le 18.00 qualche volta dovrà fare a meno di me.

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  5. In kraft se giochi bene a calcetto fai anche carriera!

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  6. in saras se giochi bene a calcetto vieni assunto. Conosco persone assunte esclusivamente perché fenomeni del calcio a 5.... e utili quindi nei tornei intercral. Rendiamoci conto.

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