domenica 7 ottobre 2012

Il manager deficiente

"The Apprentice" è solo un programma televisivo e la televisione non è la realtà. Ma la televisione racconta delle storie, e le storie possono essere uno strumento potente per influenzare la realtà. Per questo è importante raccontare le storie giuste, quelle che possono favorire un cambiamento auspicabile, e non deleterio. E quando qualcuno racconta una storia sbagliata, non c'è miglior risposta se non un'altra storia...



The Ficientis: perchè il capo, non ha sempre ragione.


LE REGOLE DEL BOSS:
1- Mastica il filo spinato
2- Non devi arrenderti
3- Devi avere fame
4- Tu sei il coach del team
5- Il lavoro è una cosa seria
6- Il successo è la migliore vendetta
7- Il business non dorme mai
8- Non devi sottovalutarmi mai
9- Niente scuse, mai.
10- Il boss ha sempre ragione


LE REGOLE DEL COLLABORATORE:
1- Non masticare la chewing gum mentre io mastico il filo spinato.
2- Non chiedermi di combattere battaglie a cui tu hai già rinunciato.
3- "Devo avere fame" non è un buon motivo per non darmi un aumento.
4- Tu non sei Dio.
5- Il lavoro è una cosa così seria, farmi perdere tempo è una stronzata.
6- Il successo è fare ciò che voglio della mia vita, non quello che vuoi tu.
7- Il business non dorme mai, ma io rendo meglio se dormo 7 ore a notte minimo.
8- Io non sono insostituibile, ma tu non sei l'unico datore di lavoro del mondo.
9- Niente scuse, mai. Ricordalo la prossima volta che ti chiedo un aumento.
10- Se mi paghi per eseguire in silenzio, poi non mi vendere le cazzate sulle abilità manageriali.


9 commenti:

  1. Stampo e porto in ufficio domani.
    Ti dirò come va a finire ;)

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  2. Eh... Dipende: sei un capo o un collaboratore?

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  3. tutto molto bello.
    aggiungo pero' un elemento che mi sembra pertinente, e piuttosto diffuso:
    Ormai nella catena manageriale, anche andando piuttosto in alto... mi sembra che si decida molto molto poco.. praticamente nulla (mi riferisco al mondo delle multinazionali, ma credo si applichi anche alla padronale grande).
    E se questo e' vero, moltissimi di quei punti che ci sono li' sopra, speculari tra manager e collaboratore, perdono completamente di senso.

    Esempio: come faccio a promettere un qualunque aumento di salario a una mia risorsa, impiegato, quando anche questo tipo di deicsioni navigano per mesi e mesi da uficio a ufficio, da nazione a continenti diversi... e si perdono nel marasma delle centinaia di istanze.. tutte del peso di una piuma?

    Tutti biasimano l'uso eccessivo del potere, e io sono il primo. Ma anche il non-potere decisionale ha conseguenze pessime...

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  4. Nel frattempo, gli americani stanno finalmente capendo che lavorare molte ore != fare bene il proprio lavoro.
    http://www.nytimes.com/2012/10/07/business/measure-results-not-hours-to-improve-work-efficiency.html?pagewanted=all&_r=3&

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  5. Delizioso! Io sono un collaboratore e dalla mia esperienza lavorativa mi pare di notare che i manager nostrani applicano moltissimo il modello comunicativo "Io sono ok, tu (collaboratore) non sei ok". All'estero che voi sappiate come funziona? Se non erro, avevo sentito parlare di team che utilizzano (almeno apparentemente!)"Io sono ok, tu sei ok" per produrre meglio e/o di più ;-)

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  6. Adoro le regole del collaboratore.
    Propongo la tesi dell'insubordinazione razionale, a me non è andata malissmo. Non sono CEO di nulla ma mi guadagno di che vivere senza l'ulcera.

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  7. Carlinhos,
    comprendo il disagio di quanti si trovano a gestire ogni giorno progetti e persone con limitata autonomia di intervento su entrambi. L'accentramento di potere sempre più comune, da quello che osservo, nelle organizzazioni complesse sta cambiando il ruolo del manager.

    Ma il punto è che il bilancio dovrebbe chiudere sempre in pareggio. Se il mio capo può darmi molto, ma non più di un tot, allora mi aspetto che mi chieda molto... ma non più di un tot. Ne va della relazione capo-risorsa, quindi della soddisfazione delle persone e in definitiva dell'impegno e dei risultati aziendali.

    Noi cerchiamo le risposte a un cambiamento in atto, mentre la TV convalida e conferma un modello stereotipo di manager "alla Briatore" che è una macchietta semi-seria da film con Boldi, De Sica, Greggio, Calà, decisamente anni '80.

    LaCò,
    mi pare un'ottima strategia: consigliata per chi ha un riconosciuto valore professionale e gli attributi/strumenti razionali per metterla in pratica.

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  8. volevo scrivervi di cio' che penso del "sistema" che vuol dire il tutto, a partire da come gli headhunter trattano i candidati, ancor peggio se candidati donne, e da come essi stessi, come qualunque altro fornitore, si fa trattare da "chi paga"... Per poi passare al citerio di crescita professionale MOLTo piu spesso basato sulla piaggeria e la ricerca del consenso, che sulle capacita' intellettive o tecniche..
    Ma son sempre piu disgustato.
    Eppoi tanto sapete di cosa parlo. no?
    Sempre vostro

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  9. penso di capire cosa intendi Carlinhos. Più tempo passa e più mi pare che a corte ci sia posto solo per i cortigiani. Vedo vertici che non cercano consulenza, hanno già deciso cosa vogliono. Fanno calare dall'alto strategie finanziarie senza interessarsi troppo al mercato. Cercano solo qualcuno che implementi i loro progetti, senza mettere i bastoni fra le ruote. I margini di manovra sono risicatissimi, anche a livelli elevati della gerarchia aziendale. Bisogna fare i conti con questa domanda: per cosa vengo pagato?

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