domenica 26 febbraio 2012

Le bagnarole del marketing: Abomination Worldwide

Abomination Worldwide è l'opportunità. Con innumerevoli sedi in Italia e nel mondo Abomination è la multinazionale operante in una moltitudine di paesi e settori grazie alle sue numerose consociate. Ovunque vi troviate, che vi candidiate per un ruolo nel marketing, nelle vendite o nella comunicazione, Abomination ha la posizione che fa al caso vostro. Non importa quanta esperienza abbiate maturato, Abomination saprà come sfruttarvi al meglio.
Serena Tagliateste, H.R. Director Abomination Worldwide:

"In Abomination crediamo nella formazione e nella passione per il lavoro, per questo ogni anno annoveriamo decine di stagisti  e diamo loro l'opportunità di apprendere il mestiere lavorando per 12 ore al giorno a fianco di giovani professionisti sottopagati."

 "La scelta di rimborsare gli stage con 200€ al mese è legata alla nostra profonda convinzione che i candidati debbano sposare l'azienda e il progetto prima di tutto, poi la retribuzione verrà come conseguenza... per quella c'è tempo."

"L'umiltà prima di tutto. In Abomination pensiamo che bisogna cominciare passando la scopa per terra. Questo non solo perchè all'inizio è importante accettare ogni tipo di incarico, ma soprattutto perchè il costo orario dello stagista è di gran lunga più basso di quello della signora delle pulizie (8€/ora)."

"Al termine dei 6 mesi di stage proponiamo ai migliori talenti di proseguire con un rinnovo del periodo di stage per altri 6 mesi, pensiamo che così questi Top Talent avranno l'opportunità di maturare un'esperienza formativa completa a 90°."

Il modello di business di Abomination è molto semplice e visionario, continua riduzione dei costi fissi. Questo naturalmente determina un'inarrestabile deriva del livello qualitativo dell'offerta di Abomination con conseguente perdita di fatturato anno su anno. Ma poco importa, basta un'altra sforbiciata al personale et-voilà: il profitto è salvo anche quest'anno! Naturalmente vi rendete conto che il modello presenta anche dei limiti, ad esempio non è affatto detto che fra cinque anni Abomination esisterà ancora, perciò affrettatevi a spedire la vostra candidatura! Scommetto che non volete perdere questa straordinaria offerta valida fino a esaurimento.

Adesso come al solito passo la parola agli insider: se avete lavorato, o lavorate, presso una filiale di Abomination, raccontateci la vostra esperienza:
1) Come si chiama l'azienda in questione?
2) Quale rimborso spese o stipendio?
3) Quali mansioni?
Sarà gradito ogni altro particolare che riterrete di interesse comune (titolo di studio richiesto, metodo di reclutamento...), vi chiedo solo di attenervi ai fatti.

Buonanotte
Brando

lunedì 20 febbraio 2012

Le navi scuola del marketing: Danone

Danone è mangiare sano. Mangiare soprattutto yogurt visto che l'azienda francese è leader mondiale nella commercializzazione di prodotti lattieri freschi con 17 miliardi di euro di fatturato nel 2010 e un utile netto in forte crescita rispetto all'anno precedente. Danone presenta un'ampia gamma di yogurt con la quale offre un altrettanto varia moltitudine di benefici funzionali. Che voi abbiate il colesterolo, l'osteoporosi, problemi di regolarità o di peso, o che siate semplicemente golosi, Danone ha il prodotto lattiero-caseario che fa per voi.
In Italia Danone realizza un fatturato di circa 500 milioni di euro con marchi come Activia, Actimel, Danaos, Danacol, Danito, Vitasnella, con un supporto media prossimo a quello dei maggiori investitori del settore alimentare. L'azienda, da sempre impegnata in attività di CSR fa risalire alla missione sociale il suo stesso atto fondativo, ad opera di Isaac Carasso nel 1919: "Per mio padre lo yogurt era un alimento salutare da vendere in farmacia. Io pensai che dovesse anche avere un buon sapore al fine di attrarre una gamma sempre più ampia di consumatori e decisi di distribuirlo nei negozi di prodotti caseari. Il mio yogurt era meno fermentato e le persone di provenienza balcanica che vivevano a Parigi mi dissero che il mio non era yogurt vero".
Dicono di sé: "Per noi mangiare sano è il primo gesto per volersi bene"; "L’impegno di Danone per la salute e la nutrizione è il cardine dell’attività del Gruppo. La governance in questo campo si basa su tre pilastri fondamentali, applicati in tutte le società del Gruppo e oggetto di iniziative concrete: la scienza dietro i prodotti, l'autodisciplina che va oltre i requisiti regolatori, un dialogo continuo."

La parola ai lettori:
1)  Perché dovrei scegliere Danone per avviare la mia carriera nel marketing?
2)  Come si accede e come si struttura lo stage in Danone (progetto tipo, rimborso, possibilità di assunzione al termine dello stage, percentuale assunti...)? Esistono altri canali per essere assunti in Danone diversi dallo stage? 
3)  Quali sono i tempi, i passaggie le competenze necessari per diventare brand manager in Danone?

Salute
Brando

domenica 19 febbraio 2012

The outsider tip: il consulente

Riprendo l'utile punto di vista di un commentatore che chiameremo "Il consulente". E' un contributo che non parla solo di marketing, ma di percorsi professionali in senso più ampio, con qualche suggerimento per chi si accinge a cominciare e un punto di vista outsider che non guasta mai.

"Rimango sempre molto affascinato dalla trovate del marketing; anche nelle derive di amployer branding che oggi anche in Italia iniziano a guadagnare spazio: voi siete un esempio! A parte i tecnicismi, gli "inglesismi" utilizzati dai "markettari" (che quando usati da noi italiani a me divertono) io scriverò in questo spazio prendendolo come opportunità di confronto e occasione per parlare a chi, più giovane si accinge a entrare nel mondo del lavoro.
Io ho lavorato sia in azienda che in consulenza, mi sono occupato sia di persone che di strategia e posso dirvi che non c'è meglio o peggio! Esistono le aziende (che vendono prodotti o servizi) e le "aziende" di consulenza (che vendono servizi che sempre più diventano prodotti). Quello che ci sta dietro è un modo diverso di lavorare e di vivere e far parte (nel senso di prender parte all'organizzazione). Il punto per me rimane sempre la persona. Le aziende garantiscono percorsi di sviluppo definiti, talvolta piu' rigidi ma "sicuri" e prevedibili: con le dovute eccezioni. Le "aziende" di consulenza sono più destrutturate su questo piano perchè puntano a tirar fuori il massimo dalla persona. Ecco perchè come ha scritto qualcuno dagli ambienti di consulenza escono più top manager e, aggiungo io, imprenditori. Si guadagna di meno in azienda che in consulenza ma voglio dire a Junior che iniziano una carriera che se alla loro età scelgono un lavoro per quello che si guadagna (le persone dotate di raziocinio estrapoleranno il giusto significato da questa frase) beh stanno partendo male. Ascoltate voi stessi, investite sulle vostre passioni ma soprattutto divertitevi quando lavorate. Per quanto riguarda l'etichetta di "nave scuola" credo che la partita sia vinta dalla consulenza. Ma anche qui dipende dalle vostre ambizioni. Diciamo che chi ha dei trascorsi in consulenza ha più possibilità di ricoprire ruoli di general manager prima ed in industry diverse, che detta in soldoni significa più possibilità di impiego. La consulenza insegna ad avere (fin da quando si è Junior) una visione organizzativa più ampia, cosa che spesso in azienda non accade. Quello che più conta nell'apprendimento è capire il fine di quello che si fa. I vantaggi sono un più alto livello di motivazione nel tempo, un riduzione della curva di apprendimento e una maggiore capacità di pensare a soluzioni alternative. I contro della consulenza sono i costi umani. Aziende come Nivea, ma non è l'unica, sono molto attente a garantire un livello di benessere molto alto ai propri impiegati. In consulenza questo è impossibile, proprio perché la consulenza come dinamiche è assimilabile più a quelle della libera professione. In altre parole non c'è nessuno che si prende cura di te: grow or out!Mi permetto di puntualizzare su un intervento di Brando (a cui faccio i complimenti per la gestione dello spazio in modo giustamente ironico a volte; proprio come deve essere preso il lavoro! Posso confermati, per esperienza, che le persone che lavorano in azienda e decidono di spostarsi in consulenza rimangono confinati in nicchie, a meno che non ci finiscono dopo 30 anni di esperienza da general manager in azienda, che significa essere diventato un consulente. Una cosa importante da dire è che si può lavorare in azienda con un approccio consulenziale, fin dove i le rigidità organizzative lo consentono. Io conosco Nivea e la consiglierei ma non mi sento di dire che sia l'unica nave scuola. Si apprende dove si gli ambienti professionali funzionano e dove c'è un buon humus professionale. Di solito le aziende più attrattive sono anche le migliori, parchè ci vogliono lavorare i migliori e le aziende possono scegliere tra il meglio (quell'antichissima legge delle d/o). La consulenza inoltre impone di sopportare soglie medie di stress molto più alte. In azienda le curve dello stress sono cicliche e prevedibili (con qualche eccezione). Finisco dicendo che bisogna trovare il lavoro giusto per se; il posto che ci permette di valorizzare ciò che siamo e questo lo si può capire solo provando sulla propria pelle. Se avete l'occasione provate e se non vi trovate bene cambiate. La sfida nel lavoro deve essere quella di trovare il lavoro giusto per se non combattere contro il lavoro. Dico ai più giovani di non cedere alle mode professionali, di abbandonare i cliché professionali. Sulle big della consulenza McK, Bain, BCG dico che sono AZIENDE dove si fa consulenza. Per chi volesse iniziare a fare il consulente consiglierei anche di iniziare in società più piccole a gittata nazionale o europea. Auguro a tutti un buon lavoro e soprattutto ai più giovani auguro il lavoro, sperando che lo vadano a cercare ovunque esso sia...visti i tempi! Siete giovani e nati nel MONDO non solo in Italia...spero di aver dato un contributo utile!"

sabato 18 febbraio 2012

Unilever: the insider tip

"Ciao Ragazzi,

Ecco un pò di insider information :)

1) Perché dovrei scegliere Unilever per avviare la mia carriera nel marketing?

A: Formazione, formazione, formazione. Si impara molto, si ha la possibilità di mettersi in gioco, si ha l'opportunità di lavorare in team con persone davvero in gamba (gli stili manageriali possono comunque e sempre variare da capo in capo...!). Se si entra come management trainee c'è la possibilità di seguire il corso di Marketing Foundation (ti insegnano le basi di marketing per poter lavorare in Unilever, varie sessioni, pre-work, work sessions e studio di casi aziendali di successo) oltre a molti altri corsi online e\o con istruttore. Inoltre sempre se si entra come trainee si ha la possibilità di ruotare di funzione\ruolo, ma qui niente di nuovo rispetto a varie altre "navi scuola". Io per ora ho lavorato a livello di categoria, cioé NPD\Strategia di categoria (per chiarezza: sviluppo di nuovi prodotti, i.e. giochi con tutte le leve) e mi sto divertendo un sacco. Ho fatto 1 anno e mezzo di Customer Development ed ora per la prima rotazione mi sono spostato in Olanda dove lavoro come Brand Developer. Però per essere sinceri devo dire che non è molto comune ruotare all'estero dopo solo 1 anno e mezzo, ed ho dovuto spingere per ottenere quello che volevo. Ma credo che sia un pò ovunque così (graduate programs a parte).

2) Come si accede e come si struttura lo stage in Unilever (progetto tipo, rimborso, possibilità di assunzione al termine dello stage, percentuale assunti...)? Esistono altri canali per essere assunti in Unilever diversi dallo stage? 

A: Si entra con uno stage. Ma si può entrare anche come manager, director, VP, SVP o anche CEO ;) Non c'è crescita "from within" come in P&G. Uno dei punti di differenza con altre navi scuola è che Unilever punta alla "diversity" come punto di forza. Quindi ci sono tante persone che vi lavorano con background diversi ed anche culture diverse (soprattutto in categoria!). Per lo stage io ho fatto 6 mesi (700€ + cibo pagato da UL) poi assunto a tempo determinato per 1 anno per poi avere un indeterminato in Olanda. Per la percentuale di assunti: tutti gli stagisti che sono stati presi quando lavoravo in Italia sono stati assunti. Ora non so se la storia sia cambiata.


3) Quali sono i tempi, i passaggie le competenze necessari per diventare brand manager in Unilever?

Se si entra come trainee, si performa e c'è una posizione disponibile direi che puoi diventare BM dopo circa 3 anni. Competenze... Direi che impari tutto il marketing che ti serve con il tempo, piuttosto devi abituarti davvero a lavorare in team. Da soli in Unilever non si va da nessuna parte. Credo che in Unilever conti davvero tanto come interagisci con gli altri e che rapporto hai con chi ti circonda. Mi riferisco soprattutto in relazione alla mia precedente esperienza in una grande multinazionale, dove il lavoro era più individualista e la struttura molto più gerarchica (i.e. con vari personaggi che si aggiravano per l'azienda che si comportavano come il fantozziano supermegadirettoregalattico).

Spero di essere stato utile e per chi cerca lavoro un sano in bocca al lupo! E' un periodaccio ma hang in there!

Saluti dall'Olanda!"

domenica 12 febbraio 2012

Le navi scuola del marketing: Unilever

Se P&G è il primo gruppo multinazionale del largo consumo a livello globale, allora Unilever, con oltre 44 Miliardi di € di fatturato nel 2010, è il suo sfidante in una moltitudine di mercati nelle categorie cura della persona e cura della casa. Inoltre Unilever opera anche nel settore alimentare, ed è proprio nell'ampiezza e varietà delle aree di business che Unilever si riconosce una posizione qualificata per comprendere, meglio di altri, la stretta relazione esistente fra nutrizione, igiene e cura della persona. Da qui la missione Vitality che lo stesso logo Unilever vuole esprimere: aiutare i consumatori a sentirsi bene, ad aver un bell'aspetto ed una vita più piacevole.
Our Logo story
In Italia Unilever è presente con marche di Personal Care come Clear, Dove, Sunsilk, Mentadent, Axe; Home Care: Cif, Coccolino, Lyso Form, Svelto; e Food: Algida, Calvè, Lipton, Knorr... solo per citarne alcune. Nel 2011 l'investimento Media ha sfiorato i 90 milioni di Euro.

Dicono di sè: "Il nostro desiderio è quello di soddisfare le esigenze locali, rispettandone le caratteristiche specifiche. Per raggiungere questo obiettivo, ognuna delle nostre sedi è gestita per lo più da gente locale, pienamente identificata con la sua stessa società”; “Unilever Italia vuole consolidare con i propri dipendenti un rapporto sempre più basato sulla fiducia, e che consenta loro di migliorare quindi il bilancio tra tempo dedicato al lavoro e tempo dedicato alla sfera personale.”; "Cercare sempre di essere i numeri uno. Quando si è il secondo gruppo multinazionale a livello globale, ci si deve circondare di persone che hanno la giusta grinta. E che non si accontentano del secondo posto".


La parola ai lettori:
1)  Perché dovrei scegliere Unilever per avviare la mia carriera nel marketing?
2)  Come si accede e come si struttura lo stage in Unilever (progetto tipo, rimborso, possibilità di assunzione al termine dello stage, percentuale assunti...)? Esistono altri canali per essere assunti in Unilever diversi dallo stage? 
3)  Quali sono i tempi, i passaggie le competenze necessari per diventare brand manager in Unilever?

Buona settimana
Brando

venerdì 10 febbraio 2012

Beiersdorf: the insider tip

La puntata di Beiersdorf su brandomanago ha visto una partecipazione straordinaria da parte degli insider BDF. Ringrazio tutti quanti hanno postato e riprendo un intervento in particolare, quello di Francesca, che racconta un esperienza nel marketing...



"Anche io sono un “Insider”, come Brando ci ha battezzati, ma non mi sento di parte. 

Ogni “markettaro”che si rispetti, sia esso professionista, wannabe o simpatizzante della domenica, una volta memorizzate tutte e 976 le pagine del Kotler, ha avuto come sicuro vademecum il libro “Effetto Lovemarks. Vincere nella rivoluzione dei consumi”, di Kevin Roberts, CEO WorldWide Saatchi&Saatchi.
Secondo Roberts “creare Lovemarks è capire i sogni dei consumatori, sapere cosa vogliono e quando lo vogliono, creare grandi esperienze che rendano il brand una parte amata della loro vita. I grandi lovemarks vengono da una grande passione: un impegno a creare legami affettivi con i consumatori”.
E’ un sillogismo aristotelico: NIVEA è un lovebrand. 

Il motivo per cui mi sono avvicinata a Beiersdorf, per un progetto di tesi prima e per un’esperienza di stage poi, è stato proprio questo: indubbiamente NIVEA ha la fortuna di nascere Lovebrand, grazie ai suoi cento anni di storia e alla presenza dei suoi prodotti nella vita di tutti noi, ma il fatto è che Lovebrand non solo si nasce, ma si diventa e soprattutto ci si deve mantenere, continuando ad alimentare il rapporto con le persone e creando forme di comunicazione ed eventi dalla matrice esperienziale, che non soltanto coinvolgano il consumatore nei racconti di marca, ma che permettano alla marca di entrare nei racconti del consumatore (a volte, anche troppo, non so se qualcuno di voi ha memoria della citazione di Fabio Volo in uno dei suoi libri, in merito alla NIVEA Creme :)
Per questo Beiersdorf investe moltissimo sull’Equity dei propri brand, continuando a foraggiare un amore (passatemi la parola) marca – consumatore, che non ha mai accennato a diminuire. In azienda è addirittura prevista una figura, il Brand Activation Manager, che ha proprio il compito di rafforzare questo legame (basta pensare al Temporary Shop, il Moving Shop durante il Salone del Mobile, il NIVEA Taxi, la mostra sensoriale al Metropole di Milano, il Pop Up Shop, la spiaggia a PortoCervo e molto altro ancora!).

Credo che per chi voglia intraprendere un percorso di stage nel marketing, essere inseriti in una realtà che investe così tanto in tutti i suoi brand, sia una grande opportunità per imparare e toccare con mano quello che si è studiato all’università.
Un altro punto a favore di Beiersdorf, come “nave scuola” è la sua peculiarità organizzativa: essere una grande, ma piccola (rispetto a tanti suoi competitor) multinazionale. Questo da un lato garantisce “open-mindness” e dall’altro, alimenta lo spirito di squadra tra le persone. Da qui, l’importanza dei rapporti umani, ma anche il peso che ognuno di noi ha nell’implementazione delle strategie aziendali: il lavoro di ognuno è importante e fondamentale e anche gli stagisti partecipano attivamente alla vita aziendale in tutti i suoi aspetti, ritrovandosi coinvolti in lavori e progetti in grado di arricchire le loro competenze. Insomma, per dirla in modo semplice: in Beiersdorf gli stagisti non fanno fotocopie, ma sono attivamente seguiti dai loro capi, generalmente Brand Manager Senior e partecipano a riunioni sia operative che strategiche, imparando a gestire un brand a 360gradi.

Per rispondere all’annosa, ma comprendo interessante, questione, sì, lo stage in Beiersdorf è retribuito con 820€ lordi, inclusa mensa aziendale. Personalmente sono entrata in contatto con l’azienda durante la stesura del mio progetto di tesi (ho scritto una tesi dal titolo “Lo Shopping ha i minuti Contati: evoluzione del punto vendita nel contesto postmoderno. Il NIVEA POP-UP SHOP”) e ho inviato candidatura spontanea appena laureata. Dopo tre colloqui (uno di gruppo, e due individuali) ero un insider!

Sono Francesca, sono un “insider Beiersdorf” da un anno e mezzo in totale e mi sento di consigliarvi un percorso simile al mio, sperando possa essere altrettanto fortunato e felice."

domenica 5 febbraio 2012

Le navi scuola del marketing: Beiersdorf

Beiersdorf è passione. Passione e innovazione al servizio della bellezza. Fondato ad Amburgo nel 1882, Beiersdorf ha acquisito una collocazione di rilievo nel mercato mondiale dei prodotti per la cosmesi e la cura della persona, forte di un fatturato che nel 2010 è stato di circa 5,6 miliardi di Euro. Beiersdorf si distingue per il suo approccio orientato al cliente e al mercato, unito alla capacità di innovare, di essere costantemente all'avanguardia nella messa a punto di prodotti che si distinguono per tollerabilità cutanea ed efficacia. Presente in tutto il mondo con circa 150 consociate e 18.000 dipendenti, ha una filiale italiana con sede a Milano che conta circa 200 addetti. Oltre alla business unit Pharmacy, i settori operativi in Italia sono Sales, Marketing, Human Resources/Legal/Corporate Affairs, Finance & Controlling, Supply Chain.

4 i brand internazionali appartenenti alla “famiglia” Beiersdorf. Nivea, che ha da poco celebrato “100 anni di amore per la pelle”,  è la “mamma” di tutte le creme moderne e il brand più forte del mondo per la cura del corpo e della bellezza. Eucerin è lo storico marchio dermocosmetico Beiersdorf orientato alla cura della pelle, che garantisce l'innovazione dermocosmetica con i più alti standard qualitativi. Labello è sinonimo di protezione e cura delle labbra in numerosi Paesi. Hansaplast rappresenta la massima espressione dell'evoluzione tecnologica del tradizionale cerotto per ''vivere la vita in tutta libertà''.
Dicono di sé: “Da sempre, il nostro principio è accompagnare i nostri consumatori, con brand e prodotti studiati per ogni momento della loro vita, per ogni età e per ogni esigenza. Valorizzare le persone, quotidianamente, è il modo di fare impresa di Beiersdorf. Per questo, l’Azienda deve conoscere le persone, capirne a fondo bisogni e desideri al fine di ideare e offrire loro esperienze sempre nuove di benessere e bellezza. Poniamo l’individuo al centro, rispettando ed esaltandone la personalità e lasciandolo libero di scegliere”.“La strategia del nostro Gruppo si fonda sull’applicazione costante di un principio semplice e inequivocabile: massima vicinanza e attenzione ai desideri dei clienti”.


La parola ai lettori:
1)  Perché dovrei scegliere BDF per avviare la mia carriera nel marketing?
2)  Come si accede e come si struttura lo stage in BDF (progetto tipo, rimborso, possibilità di assunzione al termine dello stage, percentuale assunti...)? Esistono altri canali per essere assunti in BDF diversi dallo stage?
3)  Quali sono i tempi, i passaggie le competenze necessari per diventare brand manager in BDF?

Take care
Brando