venerdì 27 luglio 2012

Il brand manager in ferie

Cara/o ospite,
fortunatamente sono in ferie per tutto agosto. La normale (si fa per dire) attività di brandomanago riprenderà a settembre con la seconda attesa flotta delle Navi Scuola del Marketing.

 In questo periodo di riposo così lungo, e breve al tempo stesso, mi dedicherò principalmente al recupero della funzione cognitiva, seriamente compromessa dagli ultimi 11 mesi di lavoro, e alla raccolta di nuovi stimoli. Nel frattempo non esitare a lasciare commenti sul tuo stato d'animo durante le soste all'Autogrill.  Perchè, diciamocelo, i prezzi saranno pure esorbitanti, ma non resisto a quel sapore nazional popolare di bermuda e canotta che mi fa sentire in vacanza.

Se poi sentirai particolarmente la mia mancanza, e vorrai mandarmi una cartolina, potrai trovarmi ai consueti recapiti: Facebook, Twitter, Pinterest, Linkedin, stivenup@gmail.com. Ti risponderò al mio riento.

Buone ferie e arrivederci a settembre
Brando


domenica 22 luglio 2012

Il brand manager e la mascotte

Immagina per un momento di essere lo sventurato responsabile di una marca in una categoria merceologica meramente funzionale. In pratica i tuoi prodotti non presentano alcuna differenziazione rispetto alla concorrenza e parlare di " zero coinvolgimento emotivo" può suonare come un eufemismo. Più che altro la tua pregevole mercanzia viene acquistata solo perchè proprio nella vita non se ne può fare a meno (o almeno così sei riuscito a far credere).

Ma tu, sciagurato brand manager delle batterie alcaline, non puoi certo stare lì fermo a guardare mentre i tuoi prezzi calano, le tue quote si erodono e i tuoi margini vanno a farsi benedire solo perchè hai un prodotto uguale a quello del competitor. Certo, perchè questo determinerebbe la poco auspicabile estinzione della tua marca e, con essa, anche del tuo allettante impiego. Ed è proprio per evitare questo spiacevole inconveniente che ti tocca chiamare l'agenzia di pubblicità.

Brando: <<Artù, il problema è molto semplice: noi offriamo lo stesso prodotto del concorrente, ma vogliamo che i consumatori comprino il nostro al 20% di prezzo in più.>>
Artù: << Capisco Brando, e mi pare anche tutto sommato una buona idea. Quello che ci vuole per te è un bella mascotte: una virtuosa sintesi creativa. Uniamo la simpatia del pupazzetto al key benefit del prodotto. Ci vuole qualcosa di memorabile e immediatamente riconoscibile a scaffale. Ma fungerà anche da amuleto in realtà... un po' come un porta fortuna. Dammi tre settimane.>>
Brando: << Artù, sono disperato. Vada per il pupazzo. Ma almeno 2 key benefit, per non sbagliare, e non più di dieci giorni.>>

Nascono così alcuni dei più celebri protagonisti delle pubblicità, come ad esempio il cane della scottex, Pippo l'ippopotamo Pampers, l'orsetto di Coccolino e il coniglietto rosa della Duracell. Ma cosa succede se il tuo principale e sostanzialmente unico concorrente rilevante ti copia la mascotte?




Succede che ti trovi punto e a capo... ma con le batterie adatte puoi comunque andare avanti per più di vent'anni! Non ci credi? Prova a dare un occhio qui e qui.

Grazie Stefano per la segnalazione.

domenica 15 luglio 2012

Il brand manager e il misterioso caso del brand sequestrato

Brando: <<Prodo, non puoi capire cosa mi è successo: mi hanno sequestrato il brand.>>
Prodo: <<Ah si certo… e ti hanno mandato un pezzo di footprint per chiedere il riscatto?>>
Brando: <<Prodo non sto scherzando. Mi hanno rapito il brand, dico sul serio. Hanno cominciato creando una pagina Facebook del mio Skrokkia-Krek due mesi fa, poi un profilo Twitter e stamattina mi hanno aperto l’account di Pinterest!>>
Prodo: <<Cosa vuoi che ti dica Brando? Complimenti, hai un’agenzia che lavora…>>
Brando: <<Ma quale agenzia Prodo!? Io qua non ho brieffato nessuna agenzia! Qualcuno che non conosco sta gestendo la mia marca sui social senza autorizzazione. La pagina Facebook la scorsa settimana ha toccato 200mila fan e il profilo Twitter cinguetta ogni giorno a più non posso. Hanno anche messo in circolazione questa specie di virale che ha fatto 500mila visualizzazioni su Youtube e ora ci mancavano solo le bacheche di Pinterest…>>
Prodo: <<Beh, 200mila fan su Facebook, 500mila visualizzazioni su Youtube, vari profili attivi… mi pare che dovresti essere solo che contento dei risultati della tua marca on-line.>>
Brando: <<Ma quale contento Prodo!? Poco fa il direttore è venuto a congratularsi molto per la pagina Facebook che gli era stata segnalata dal figlio, e mi ha chiesto un paio di modifiche sulla linea editoriale.>>
Prodo: <<E ti lamenti?>>
Brando: <<E certo che mi lamento! Che cacchio di modifiche devo fare, se non so neanche chi la cura la pagina del mio brand!? Guarda qua. Mi hanno mandato questa lettera anonima con un indirizzo mail.>>
Prodo: <<Beh, e che aspetti? C’è l’indirizzo... contattali no? Anzi, lo sai che ti dico? Che se non li contatti te, una mail gliela mando io a questi.>>

giovedì 12 luglio 2012

Il brand manager su Ninja Marketing


Al primo posto fra i blog italiani di marketing (fonte Wikio), Ninja Marketing  viene visitato giornalmente da influencer, trend setter, early adopters, in particolare imprenditori, manager di agenzie e aziende, pr, giornalisti, geek e appassionati del Web 2.0. Un punto di riferimento per l’innovazione nel marketing e nella comunicazione in Italia. Per chi non li conoscesse già, vi rinvio ai 10 PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA “SACRA SCUOLA DEL MARKETING NON-CONVENZIONALE”.

Buon combattimento
Brando


lunedì 9 luglio 2012

Il brand manager ed il Piccolo Omino del Potere

Il Piccolo Omino del Potere non è necessariamente un uomo di potere, a dire il vero non è neanche necessario che sia un uomo. Il Piccolo Omino del Potere non è giovane né vecchio, non è povero né ricco, non è colto né ignorante, non è stupido né intelligente. L'unica caratteristica che lo contraddistingue in modo netto ed inequivocabile è sua la profonda solitudine.

Piccolo Omino del Potere si nasce, secondo alcuni, o secondo altri lo si diventa. Ma quel che importa è che il POP (lo chiameremo così per brevità d'ora in avanti) muta pelle nel tempo fino a rendersi irriconoscibile. Sin dal primo giorno di lavoro il POP è alimentato da una straordinaria determinazione e voglia di mettersi in mostra. Muove i primi passi in azienda con tenacia e faccia tosta e prende davvero tanti schiaffi. Il POP ha un profondo bisogno di riscatto. Il potere per lui non è uno strumento per realizzare qualcosa, quanto piuttosto un fine per realizzare una persona, l'unica che conti qualcosa, chiaramente sé stesso.

La ricerca e la successiva ostentazione del potere orientano tutte le scelte della vita pubblica e privata del POP, dalla culla al feretro. Le vessazioni dei primi tempi di vita aziendale mettono a dura prova la sua resistenza, ma la struttura gerarchica di una grande organizzazione rappresenta una tentazione troppo forte per il POP. Infatti, ancorchè insignificante, l'omino in stage s'immagina già seduto nello spazioso ufficio dell'ultimo piano a impartire ordini e lezioni circondato da rare specie di piante tropicali. Per questo le angherie subite quotidianamente non fanno altro, in realtà, che alimentare la sua voglia di riscatto. Presto il POP impara che la popolazione aziendale si articola in tre generi di persone: 1) quelle innocue, da vessare pubblicamente per darsi un tono; 2) quelle utili, da trattare col bastone e la carota; 3) quelle indispensabili, da venerare e assecondare.

Seguendo questa semplice classificazione, con un minimo di testa ed un'invidiabile determinazione, il POP realizza il suo sogno di scalare la piramide aziendale. E' servile coi potenti e circondato da una schiera di schiavi terrorizzati presso i quali il POP non perde occasione di affermare il suo diritto di possesso, sia in privato che pubblicamente. Così la sua via via sempre più folta e allegra combriccola si articola in due formazioni: da una parte i cortigiani che lo assecondano perchè lo temono (ma che in realtà lo disprezzano), e dall'altra i fedeli servitori disposti a tutto perchè in realtà sono essi stessi a loro volta dei POP. Questi ultimi sono velenosi come vipere, pronti a tradirlo non appena riterranno di poterne ricavare un vantaggio.

Ed è così che procede la carriera del POP. Fra un oltraggio inferto al più debole e una sapiente leccata al culo del più forte. Fra un bacio di Giuda dato e uno inaspettatamente ricevuto. Fra una cena in compagnia con un gruppo di perfetti sconosciuti ipocriti ed opportunisti, ed un pranzo da solo a pensare a quanto in fondo sia solo un povero stronzo.