martedì 15 gennaio 2013

Il brand manager italiano, inglese e francese

Una delle maggiori cause di inefficienza dei moderni conglomerati multinazionali è legata al fattore linguistico. Infatti, è ragionevole pensare che quando decine di migliaia di persone provenienti dai 7 angoli del pianeta si trovano a doversi interfacciare quotidianamente col comune intento di commercializzare un nuovo gel per sopracciglia folte, possa finire che nessuno ci capisce più un bel niente.

Prendiamo ad esempio una definizione semplice e apparentemente inequivocabile: quella di brand manager. A ben vedere l'interpretazione del ruolo del bm varia sostanzialmente a seconda del paese in cui questo opera.

Regno Unito: il brand manager, nella definizione anglosassone, è il gestore di una marca. Così come il gestore di un hotel o di una palestra amministra la risorsa a lui affidata, allo stesso modo il bm gestisce la sua marca con buon senso e diligenza. I proprietari della marca sanno che il bm condurrà coscienziosamente il brand attraverso le insidie quotidiane dettate dalla complessità e dall'imprevisto. Qualora dovessero incorrere problematiche, infatti, sarà il brand manager a occuparsene. Tranquilli, ci pensa il bm. Non ha pretese di grandezza il brand manager, è uno che fa il suo lavoro onestamente (per quanto possibile).

Francia: in Francia il concetto di brand manager cambia notevolmente. Il bm francese si chiama "chef de marque": capo della marca. Questa definizione è chiaramente figlia della rinomata grandeur d'oltralpe. Il francese è capo. Anche se non avesse alcuno sotto di sè, lui comunque per definizione è il capo. Dunque lui dispone, si accerta, ordina e si agita. Perchè lui è il capo, dunque è giusto che sia così.

Italia: e poi c'è l'italiano. La migliore traduzione di bm in italiano è "responsabile di marca". Ora, non serve un linguista per capire che il responsabile è qualcuno che risponde di qualcosa a qualcuno. Dell'andamento del business, ad esempio. Ora, è evidente ai più come la prospettiva cambi del tutto. Infatti, il responsabile non è tanto uno che sta sopra, in quanto, anche se avesse dei collaboratori, comunque lui è prima di tutto per definizione (respondeo) chiamato a rispondere. Rispondere anzitutto a chi sta sopra, ma poi anche a chi sta sotto, di lato, dietro o, perchè no, anche al primo che passa: "scusi, è lei il responsabile?".

Ora mi chiedo: può mai funzionare un'organizzazione in cui lavorano un inglese, un francese e un italiano?

10 commenti:

  1. Ah ah ah, grande Brando!!
    Ma non credo che sia necessario andare oltr'alpe. Anche in Italia ci sono differenze sui nomi. Prendiamo per esempio il livello "schiavo": si può chiamare Assistente (schiavo,appunto!) oppure Junior Brand Manager (così inizia a pomparsi dal secondo giorno di lavoro). E' lo stesso lavoro ma tu quale sceglieresti?? ;)

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    1. ricordiamo allora per la cronaca chd in P&G esiste il titolo di "senior assistant brand manager"...

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    2. Questa non la ricordavo....
      Ma quindi vale più un "Senior Assistant Brand Manager" o un "Junior Brand Manager"? :)
      L'inglese ci sta dando alla testa. Bisognerebbe fare una "Naming review" ed un "brief" ad un agenzia per far matchare le job descriptions delle multinazionali altrimenti non si capisce neanche quando la job vacancy corrisponde al nostro livello di carriera.
      Ops...forse sto abusando anch'io dell'inglese? :D

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  2. Ciao Brando!
    bel post, solo un minuscolo appunto linguistico: il BM in francia si chiama CHEF DE MARQUE però; lo chef de marché è il responsabile di area commerciale, il capo del mercato (in una connotazione più orientata, "axé" à la francese, alla strategia di una specifica area)

    ciao!

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  3. Ciao Nick,
    mi hai beccato. Je ne parlez un cass' francais!
    Grazie per il commento, mi correggo:)

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  4. occhio agli errori brando!
    così ci hai appena dichiarato che non lavori in l'oréal, altrimenti non avresti mai sbagliato il nome dei tuoi colleghi francesi!

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  5. Brando,
    il "Senior Assistant Brand Manager", in P&G, non esiste (e quindi si scopre che non lavori nemmeno in P&G....!!! :)).
    E'un titolo che la gente "usa" per spiegare meglio il CV ad eventuali headhunter sottosviluppati mentalmente (e ce ne sono taaaaaaaaanti....).
    In P&G, ABM ci resti 4/5 anni, se tutto va bene, mentre in altre aziende anche lo stagista è ABM, o nella migliore delle ipotesi ci resti 2 anni.
    Quindi, Senior ABM è un titolo che serve giustamente per dare "seniority" sul CV.
    Del resto, in L'Oreal, sei Marketing Director a 30 anni, e dirigi si e no tre linee di prodotto (o due noccioline...!), mentre il Marketing Director vero è in tutte le altre aziende super senior e siede in comitato direttivo.
    Laura

    PS: perchè non approfondisci ancora l'argomento dei mai tanto vituperati headhunters?

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  6. Laura,
    mi hai beccato mannaggia. :)
    Senior assistant brand manager però è overclaiming! Scusa tanto ma allora anch'io overclaimo on pack per spiegare meglio il prodotto ad eventuali consumatrici sottosviluppate mentalmente... eh no. Almeno ci vuole un disclaimer.
    Tizio Caio, Senior Assistant Brand Manager*
    *Il datore di lavoro, nella persona giuridica di Procter & Gamble, non attribuisce e non riconosce il titolo, che è invece frutto dell'iniziativa e della proattività dei propri manager in cerca di opportunità professionali al di fuori della compagnia.

    Così dovrebbe passarlo anche il legale, no?

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  7. Brando,
    se mettiamo il disclaimer anche al Marketing Director L'Oreal lo accetto :)

    Marketing Director L'Oreal*.

    *si ricorda che il soggetto in questione ha circa 30 anni ed è quanto di più distante esiste da un "direttore" in senso stretto, avendo 4 o 5 riporti ed essendo tenuto deliberatamente lontano da qualunque stanza in cui si prenda qualsivoglia decisione.
    Ma il titolo Director suonava cosììììììì bene nel mondo glittery & fashion di L'Oreal... E sai come impressiona le stagiste??

    Laura

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