lunedì 4 febbraio 2013

Il brand manager al Super Bowl

Gli inserzionisti pubblicitari hanno sborsato cifre fra i 3 e i 4 milioni di dollari per essere visti da 110 milioni di persone durante uno degli eventi sportivi più importanti al mondo: il Super Bowl. E' tanto? E' poco? Fatevi due conti. Il punto è che, con la polverizzazione dei canali TV, il Super Bowl resta uno dei pochi eventi in grado di attirare l'attenzione di una tale massa di individui.

Comunicazione di massa, comunicazione uno-ad-uno. Per come la vedo io, gli spot trasmessi durante il Super Bowl quest'anno si dividono  in 3 categorie: 
1- spot nativi digitali (nati per interagire), 
2- spot tradizionali che cercano di interagire
3- spot tradizionali monodirezionali finisce lì

Naturalmente vi invito a spararveli in sequenza (qui) e vi riporto qui uno dei miei preferiti: un esempio di nativo digitale che riguarda una categoria merceologica di cui siamo soliti parlare su brandomango: Tide Stain Saver.


E qual è il tuo preferito?

4 commenti:

  1. Doritos


    stendiamo una coperta di lana merinos della nonna sugli spots Fiat

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  2. Bar Rafaeli che limona il ciccione è un meme. Si presta alla diffusione spontanea e nasce chiaramente in ottica di viralizzazione. Chiaramente non mi ricordo cosa pubblicizzasse.

    p.s. che gnocca pazzesca!

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  3. Budweiser bella ricchionata, Axe una vera delusione, Fiat con lo stereotipo delle canzoncine del bel paese stendiamo un velo pietoso (chissà se funziona in usa sta roba), anche le automobili... non un granchè (VW la delusione maggiore). Pepsi scontato, Coke prova a fare il multicanale ma il risultato è niente di che (andate a vedere il sito...), ma forse il peggio è mercedes che parte alto con Willem Dafoe e poi si butta sul prezzo.

    Devo dire in questo pantano quello che si spicca e si ricorda è Doritos.

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  4. Beck’s Sapphire – “No Diggity”, Taco Bell – “Viva Young”, Go Daddy – “Perfect Match”.

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